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Il redditometro non trova pace

del 10/09/2013
di: di Andrea Bongi
Il redditometro non trova pace
Il nuovo redditometro al bivio tra intervento sistematico ed evoluzione del vecchio strumento di accertamento. Per l'Agenzia delle entrate il decreto attuativo del nuovo redditometro ha realizzato un effettivo intervento di sistema e non rappresenta una semplice evoluzione di una metodologia statistica di ricostruzione del reddito.

Secondo la più recente giurisprudenza di merito, invece, le modifiche apportate all'art. 38 del dpr 600/1973 ed i contenuti del decreto ministeriale attuativo del 24 dicembre 2012, rappresentano una evoluzione dello strumento di accertamento che come tali si rendono estensibili, se più favorevoli al contribuente, anche per l'accertamento delle annualità antecedenti al 2009. Con l'approssimarsi dell'inizio della campagna di accertamenti sintetici del reddito delle persone fisiche secondo le nuove modalità introdotte dal dl 78/2010 (Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica), che dovrebbe partire con l'invio di migliaia di questionari esplorativi, resta dunque un rebus, ancora tutto da decifrare, quello relativo alla esatta natura delle modifiche normative che hanno riscritto il c.d. redditometro.

Dalla soluzione di tale dilemma derivano conseguenze che vanno al di là della terminologia, investendo una serie di argomentazioni fra le quali le conseguenze in termini di onere probatorio e le garanzie a difesa del contribuente. La tesi dell'amministrazione finanziaria circa la natura sistemica delle nuove disposizioni è descritta dalla circolare n.24/e del 31 luglio scorso. «Che il nuovo redditometro non rappresenti una semplice evoluzione di una metodologia statistica», si legge nel documento, «è dimostrato dalla differenza sostanziale che lo stesso ha rispetto alla versione precedente». Il vecchio redditometro faceva infatti riferimento a pochi elementi significativi di capacità contributiva mentre il nuovo redditometro poggia su un maggior numero di elementi, prendendo in considerazione anche il nucleo familiare di riferimento del contribuente.

Secondo un recente filone giurisprudenziale, creatosi sulla base della corretta interpretazione degli interventi normativi operati con il dl 78/20010 prima e con il dm 24 dicembre 2012 poi, il nuovo redditometro deve essere invece catalogato come frutto di norme di natura procedimentale, con la conseguenza che le stesse si rendono applicabili anche retroattivamente qualora più favorevoli al contribuente.

La tesi della natura procedimentale dell'intervento normativo sul quale poggia la costruzione del nuovo redditometro trae origine dalle vicende giurisprudenziali che, nel recente passato, hanno caratterizzato un altro strumento standardizzato del reddito: gli studi di settore. Su quest'ultimo tema non può non essere ricordata la posizione assunta sia dall'ufficio studi del massimario della Corte di cassazione, sia dalle sezioni unite della medesima (sentenze nn. 26635, 26636, 26637 e 26638 del 18 dicembre 2009).

Il parallelismo fra redditometro e studi di settore è sicuramente la chiave di volta per provare a dare una risposta al dilemma oggetto del presente intervento.

Ripercorrendo la storia che ha caratterizzato lo strumento principe dell'accertamento delle piccole imprese e dei liberi professionisti non si può non notare la crescita e l'espansione delle variabili di calcolo utilizzate all'interno del software Gerico. Anche la qualità dei responsi è lievitata nel tempo. Dalla semplice analisi di congruità si è passati, poi, anche all'analisi mista di congruità-normalità con l'aggiunta delle variabili di coerenza economica.

Un processo di crescita lenta e costante che non è mai stato considerato come un intervento sistematico bensì un'opera di costante adeguamento nel tempo dello strumento di accertamento induttivo. Lo stesso può dirsi anche per il redditometro. Del resto è lo stesso titolo dell'art. 22 del dl 78/2010 a darci più di una indicazione in tale senso. Esso recita infatti «aggiornamento dell'accertamento sintetico», lasciando intravedere proprio un'opera di evoluzione normativa che, come recita poi il primo comma della medesima disposizione, si è resa necessaria per adeguare l'accertamento sintetico al mutato contesto socio-economico.

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