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Gonfiare gli stipendi non ha fini fraudolenti

del 10/09/2013
di: di Debora Alberici
Gonfiare gli stipendi non ha fini fraudolenti
Non risponde di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di false fatture l'imprenditore che gonfia in dichiarazione lo stipendio dei dipendenti per dedurre indebitamente l'Iva. Al più risponde del diverso reato di dichiarazione fraudolenta mediante artifici.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 36900 del 9 settembre 2013, ha annullato con rinvio la condanna ex art. 2 del dlgs 74 del 2000 inflitta dalla Corte d'appello di Palermo a carico di un imprenditore che aveva gonfiato il costo degli stipendi dei dipendenti sulla dichiarazione dei redditi.

Dunque la terza sezione penale non ha condiviso la tesi dei giudici di merito secondo cui a fronte di un rapporto di lavoro esistente, la differenza tra l'importo indicato in busta paga e quello inferiore effettivamente corrisposto, determina una fittizia indicazione di voci passive e una decurtazione della base imponibile, con conseguente evasione Iva per la somma indicata nel capo di imputazione e hanno ritenuto che le buste paga indicanti la corresponsione al dipendente di un compenso superiore a quello effettivamente versato sono documenti attestanti operazioni parzialmente inesistenti.

Per la Cassazione, invece, l'operazione è esistente e, in questi casi, non può per questo trovare applicazione l'articolo 2 del dlgs 74 ma semmai il 3. Infatti per gli «Ermellini» la prestazione di lavoro risulta effettuata, per cui si pone un problema di qualificazione giuridica del fatto, eventualmente rientrante nella tipizzazione di cui al menzionato art 3, in relazione all'omessa indicazione di una parte di quanto corrisposto ai due dipendenti. D'altra parte i giudici di appello non hanno neppure specificato in che cosa consisterebbero i raggiri ed i mezzi fraudolenti adoperati dall'imputato per ostacolare l'accertamento della falsa rappresentazione indicata nelle buste paga e trasfusa nella dichiarazione, limitandosi ad affermare la parziale inesistenza delle operazioni, senza spiegare la ragione per la quale un comportamento omissivo costituisca un raggiro e comunque un mezzo fraudolento idoneo a ostacolare l'accertamento di dati falsi nella dichiarazione.

Di diverso avviso la Procura generale che aveva invece chiesto una conferma della condanna.

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