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Tagli alle regioni praticati sul patto verticale

del 10/09/2013
di: Matteo Barbero
Tagli alle regioni praticati sul patto verticale
Per gli anni 2013 e 2014, i tagli imposti alle regioni ordinarie dalla «spending review» saranno operati sui contributi spettanti ai governatori nell'ambito del Patto regionale verticale incentivato. Lo ha previsto un decreto del Mef datato 7 agosto 2013, ma pubblicato sulla G.U. del 7 settembre. Il provvedimento, che recepisce un accordo sancito in Conferenza stato-regioni, dovrebbe consentire, fra l'altro, lo sblocco dell'utilizzo delle risorse a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione (l'ex Fas).

Tutto nasce con il dl 95/2013, che all'art. 16, comma 2, ha imposto alle regioni ordinarie, per il biennio 2013-2014, una sforbiciata annua da 1 miliardo. Le riduzioni erano da applicare alle risorse a qualunque dovute dallo stato, escluse solo quelle destinate alla sanità, ma incluse quelle del Fsc (sia pure in via subordinata rispetto a quelle spettanti ad altri titolo). L'individuazione dei trasferimenti da tagliare e il piano di riparto fra le regioni era rimesso, come detto, a un accordo, che ha stabilito di decurtare i contributi che i governatori si sono guadagnati grazie alla loro generosità nel cedere spazi finanziari a comuni e province attraverso il cosiddetto Patto regionale verticale incentivato. Tale istituto, infatti, prevede che le quote di Patto cedute agli enti locali dalle regioni siano ripagate mediate l'erogazione a queste ultime di un contributo statale in conto riduzione del debito, che guarda caso vale anch'esso, per il complesso delle ro, 1 miliardo. Rinunciando a tali somme, i governatori sono quindi riusciti a dribblare i tagli su altre risorse, a partire da quelle per lo sviluppo erogate dal Fsc. Va peraltro notato che la scambio è valido solo per le regioni che abbiano dato applicazione al Patto incentivato. Al momento, a quanto risulta, due amministrazioni regionali non rientrano in questa situazione (Puglia e Molise). Per loro, quindi, dovrebbe essere necessario agire su altri fronti (anche se il decreto non ne fa menzione).

Per le altre regioni, invece, eliminata l'incognita dei tagli, l'attuazione dei programmi attuativi regionali del Fsc dovrebbe finalmente partire, grazie all'arrivo dei tanto attesi soldi da Roma.

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