I paletti. Il decreto Fare bis subordina gli investimenti del nuovo fondo nelle pmi al «contestuale intervento nel capitale da parte di operatori finanziari privati». Cioè il lo stato non metterà un euro in azienda se non lo farà anche una banca. Il decreto, però, non pone alcun limite geografico al raggio d'azione del nuovo strumento: potranno essere supportati programmi di investimento di pmi in tutta Italia, al fine di sostenerne le strategie innovative di crescita. Una volta varato il decreto Fare bis, la palla passerà in mano al ministro dello sviluppo economico: entro i successivi due mesi il ministro dovrà dettare in un decreto sia le condizioni e le modalità di attuazione degli interventi previsti dal fondo, sia le modalità di coinvolgimento del capitale privato nell'operatività del fondo stesso.
Dotazione. Il nuovo provvedimento allo studio del governo stanzia immediatamente 30 milioni di euro a finanziamento del fondo; 20 mln giungono da disponibilità dell'erario altri 10 mln da fondi rimasti in pancia Invitalia. Il Fondo potrà essere ulteriormente incrementato anche attingendo alle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale disponibili nel periodo di programmazione 2014/20. Una volta entrato nella sua fase operativa, il nuovo fondo completerà il ventaglio esistente degli strumenti di ingegneria finanziaria sostenuti da finanza pubblica; ciò che va sottolineato è che il nuovo strumento avrà un target, le pmi, che oggi non è coperto da iniziative di venture capital analoghe. Di conseguenza andrebbe a integrarsi con analoghi strumenti finanziati con risorse private attraverso la realizzazione di operazioni di finanza strutturata.
