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Fisco, accertamento induttivo prevalente

del 07/09/2013
di: di Debora Alberici
Fisco, accertamento induttivo prevalente
È valido l'accertamento induttivo a carico del pensionato proprietario di due automobili e due case. Infatti, l'amministrazione può, in questi casi e in barba all'eredità ricevuta, presumere che il contribuente sia un imprenditore che non ha presentato la dichiarazione dei redditi.

La linea dura sul metodo induttivo arriva dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20549 del 6 settembre 2013, ha respinto il ricorso di un pensionato che aveva acquistato due case e due automobili. E si era giustificato sostenendo di aver ricevuto un'eredità. La circostanza per l'ufficio è irrilevante: il contribuente, ad avviso del fisco, ha prodotto reddito d'impresa non dichiarato.

A questo punto il contribuente ha impugnato l'atto di fronte alla Ctp che, però, ha respinto ogni istanza. La Ctr ha accolto solo in parte le ragioni del pensionato, riducendo il presunto reddito d'impresa per via delle quote societarie ereditate. Che così ha tentato il ricorso in Cassazione, ma ancora una volta senza successo. La sezione tributaria lo ha, infatti, respinto confermando integralmente il verdetto di merito.

«Il motivo di ricorso per cassazione, con il quale la sentenza impugnata viene censurata per vizio della motivazione, non può essere inteso», scrive il Collegio di legittimità, «a far valere la rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice del merito al diverso convincimento soggettivo della parte e, in particolare, non si può proporre con esso un preteso migliore e più appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti, atteso che tali aspetti del giudizio, interni all'ambito della discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e dell'apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi del percorso formativo di tale convincimento rilevanti ai sensi della disposizione di cui all'art. 360 cpc. In caso contrario, questo motivo di ricorso si risolverebbe in una inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti del giudice di merito, e, perciò, in una richiesta diretta all'ottenimento di una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle finalità del giudizio di cassazione».

Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza che si è celebrata al Palazzaccio lo scorso 27 giugno, ha chiesto al Collegio di legittimità di respingere il ricorso del pensionato e quello incidentale presentato dall'amministrazione finanziaria. In sostanza secondo l'Accusa il contribuente non è riuscito a giustificare la provenienza del denaro usato per l'acquisto della seconda casa e della seconda macchina. Ora dovrà versare le maggiori imposte sul presunto reddito d'impresa non dichiarato.

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