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Rimborsi, l'interpello non genera diritti

del 07/09/2013
di: di Debora Alberici
Rimborsi, l'interpello non genera diritti
Il contribuente che chiede in ritardo il rimborso Iva per essersi affidato a un interpello sui presupposti per l'imponibilità non ha diritto al beneficio se la legge prevede diversamente. Al più il cittadino può chiedere il risarcimento del danno all'amministrazione per la consulenza errata.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20526 del 6 settembre 2013, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

Due i principi da cui il Collegio di legittimità ha tratto queste conclusioni. Uno ripetutamente sancito dalla Corte di Strasburgo e in base al quale il rimborso Iva dev'essere circoscritto a un lasso temporale ben determinato. L'altro per cui circolari, risoluzioni e, ora anche interpelli, non sono atti vincolanti per il contribuente, che può decidere di seguirli oppure no. Per questo gli atti dell'amministrazione non generano precisi diritti.

Sul punto in sentenza si legge che: «la risposta all'interpello del contribuente, da parte dell'Amministrazione finanziaria, ai sensi dell'art. 11 della legge n. 212/00, e l'essersi il contribuente conformato a indicazioni contenute in atti dell'Amministrazione finanziaria, ai sensi dell'art. 10 della stessa legge, non valgono a integrare un titolo per la restituzione dell'Iva versata indebitamente, autonomo e ulteriore rispetto a quello legale, ovverosia a quello fondato, nel caso di specie, sulla previsione dell'art. 2, comma 3, lett. d) del dpr 633/72». Ora, ha stabilito la Cassazione, il giudice del rinvio provvederà, altresì, all'esame delle questioni relative al dedotto obbligo risarcitorio dell'Amministrazione per condotta illecita nei confronti della contribuente, ai sensi dell'art. 2043 c.c., ovvero indennitario per indebito arricchimento ai danni della medesima, ai sensi dell'art. 2041 c.c. In altri termini, qualora il cittadino ritenga che l'ufficio abbia provocato con la sua consulenza errata un danno ingiusto dovrà chiedere i danni nell'ambito di una causa ordinaria di fronte al Tribunale. Pagare quindi un altro contributo unificato e avviare un percorso processuale complesso.

La vicenda riguarda un contribuente che aveva chiesto il parere dell'ufficio Iva in merito all'imponibilità di alcune operazioni. L'ufficio aveva sostenuto che era necessario il versamento che l'uomo aveva effettuato. Poi, con una circolare l'amministrazione ha ritenuto che quel tipo di operazione fosse esente. Sulla base di questo dato lui ha chiesto il rimborso oltre i due anni previsti dalla legge. Ad avviso della Cassazione ormai l'imprenditore è fuori termine.

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