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Una lotta all'evasione unificata e automatica

del 07/09/2013
di: di Angelo Di Mambro
Una lotta all'evasione unificata e automatica
Dal 2015 oltre 50 stati nel mondo, comprese le 20 economie più sviluppate, avranno un sistema per lo scambio automatico di informazioni sull'evasione fiscale basato su uno standard unico e condiviso. L'impegno è stato messo nero su bianco nel «Piano per la crescita e l'occupazione», approvato dai leader del G20 nel summit di San Pietroburgo. Come anticipato da ItaliaOggi (30 e 31 agosto), prendendo a modello il percorso europeo sullo scambio di informazioni tra gli stati membri dell'Ue (dalla direttiva 2003/48/Ce in poi) e la legislazione americana sugli adempimenti fiscali dei conti esteri (Fatca), emissari dei Venti lavoreranno con l'Ocse per mettere a punto il sistema. Slancio decisivo per entrare nella fase operativa è stato dato dall'adesione dell'ultimo membro del G20, la Cina, alla Convenzione per la mutua assistenza in materia fiscale, varata nel summit di Cannes nel 2011 e firmata da 56 paesi. Un risultato che si accompagna ai passi avanti fatti sul segreto bancario. «Fino al 2009», spiega il segretario generale dell'Ocse Angelo Gurrìa, «era impossibile ottenere informazioni fiscali da giurisdizioni che prevedevano il segreto bancario. Oggi, 120 paesi lavorano insieme nell'ambito del forum sulla trasparenza fiscale per superare questo problema e 1.100 accordi sullo scambio di informazioni sono già in vigore».

Altro risultato atteso dal summit, su cui incombeva la crisi siriana, è la ratifica del piano, preparato anch'esso dall'Ocse, per contrastare l'elusione internazionale: 15 mosse per fermare «il crescente scollamento» tra il luogo dove le multinazionali dell'economia digitale, e non solo, realizzano investimenti e attività finanziarie e il paese dove segnalano i profitti a fini fiscali. Anche per rendere operativo questo piano c'è una scadenza precisa: 18-24 mesi a partire dai quali gli stati avranno a disposizione strumenti agili che consentiranno loro di aggiornare in modo rapido i loro trattati bilaterali in materia fiscale per combattere questo tipo di elusione.

Per quanto riguarda la regolamentazione del settore finanziario il G20 fa progressi, ma non prende impegni vincolanti. I leader sono d'accordo sul rendere il sistema finanziario più «resiliente», anche attraverso l'attuazione coerente delle regole di Basilea III. Ma sul sistema bancario ombra, o shadow banking, i leader non vanno oltre l'auspicio di una supervisione e una regolamentazione rafforzate. «Una sfera di intervento», ha commentato il ministro delle finanze russo Anton Siluanov, «in cui le cose vanno messe in ordine». Lo statement sullo shadow banking è comunque abbastanza per l'Ue, che proprio nei giorni scorsi ha dato l'avvio all'iter legislativo che regolamenta alcuni fondi del sistema bancario parallelo, i fondi comuni monetari. Soddisfazione sul riferimento al tema nel documento è stata espressa dal presidente della commissione Ue, Manuel Barroso, e dal presidente del consiglio Ue, Herman van Rompuy.

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