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Obbligo fedeltà a maglie strette

del 06/09/2013
di: di Cinzia De Stefanis
Obbligo fedeltà a maglie strette
Sì alla legittimità del provvedimento di licenziamento, per la violazione dell'obbligo di fedeltà, del dipendente che presenti una condotta di mera predisposizione di un'attività contraria agli interessi del datore di lavoro. L'obbligo di fedeltà a carico del lavoratore subordinato va collegato ai principi di correttezza e buonafede (ex artt. 1175 e 1375 c.c.) e pertanto impone al lavoratore di tenere un comportamento astenendosi da qualsiasi atto idoneo a nuocergli anche potenzialmente. Per cui, ai fini della violazione dell'obbligo di fedeltà incombente sul lavoratore, è sufficiente la mera preordinazione di un'attività contraria agli interessi del datore di lavoro anche solo potenzialmente produttiva di danno. Questo è il principio espresso dalla Corte di cassazione, sezione lavoro, con la sentenza del 9 agosto 2013 n. 19096. Il fatto in sintesi: un lavoratore subordinato di una società per azioni aveva sottoscritto una partecipazione in una società a responsabilità limitata svolgente attività concorrente rispetto a quella del datore di lavoro. Infatti il lavoratore era dipendente di un laboratori di analisi e aveva costituito una srl allo scopo di svolgere attività medico associata. Per gli Ermellini integra violazione del dovere di fedeltà (ex art. 2105 c.c.) ed è potenzialmente produttiva di danno, la costituzione, da parte di un lavoratore dipendente, di una società per lo svolgimento della medesima attività economica svolta dal datore di lavoro. L'obbligo di fedeltà impone al lavoratore di astenersi dal porre in essere non solo i comportamenti espressamente vietati dall'articolo 2105 c.c. ma anche qualsiasi altra condotta che, per la natura e per le possibili conseguenze risulti in contrasto con i doveri connessi al suo inserimento nella struttura e nell'organizzazione dell'impresa, ivi compresa la mera preordinazione di attività contraria agli interessi del datore di lavoro potenzialmente produttiva di danno. Deve quindi affermarsi che la violazione dell'obbligo di fedeltà sussiste anche in presenza di una condotta di mera predisposizione di una attività contraria agli interessi del datore di lavoro, anche solo potenzialmente produttiva di danno.
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