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Compensazioni per tutti i gusti

del 06/09/2013
di: di Roberto Rosati
Compensazioni per tutti i gusti
Si allarga l'area delle compensazioni dei crediti fiscali e commerciali. Il limite massimo per l'utilizzo dei crediti tributari, previdenziali e assistenziali in pagamento degli stessi debiti passerà a 1 milione di euro all'anno per tutti i contribuenti, a 2 per le società con bilanci certificati e a 4 per quelle quotate. Via libera, inoltre, alla compensazione incrociata fra crediti e debiti verso diverse amministrazioni pubbliche. E ancora: i crediti commerciali verso lo stato e altri enti pubblici potranno essere utilizzati per pagare i debiti tributari nell'ambito di qualsiasi procedura definitoria della pretesa del fisco, compresa la restituzione di somme indebitamente rimborsate. Queste alcune novità contenute nella bozza del dl «fare-bis» che il governo si appresta a varare.

Limiti delle compensazioni fiscali. Com'è noto, l'art. 9 del recente dl n. 45/2013 ha elevato a 700.000 euro, a decorrere dal 2014, la soglia massima annua delle compensazioni, nel modello F24, dei crediti tributari, previdenziali e assistenziali in pagamento degli stessi debiti. L'intendimento è di modificare tale norma elevando il limite, con la stessa decorrenza:

- a 1 milione per la generalità dei contribuenti (allineando così l'importo al tetto speciale per le compensazioni dei crediti Iva da parte dei subappaltatori)

- a 2 milioni per le società con bilancio soggetto a revisione da parte di un soggetto iscritto all'albo Consob di cui al dlgs n. 58/1998, purché il revisore certifichi appositamente l'esistenza e la correttezza dei crediti maturati verso l'erario e il collegio sindacale esprima parere favorevole nella relazione al bilancio;

- a 4 milioni, per le società di cui al punto precedente che siano anche quotate in un mercato regolamentato.

Compensazioni incrociate verso la p.a. Le imprese che vantano nei confronti della p.a. crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, derivanti da somministrazioni, forniture, appalti e servizi, anche professionali, potranno utilizzarli per pagare mediante compensazione i debiti verso altre amministrazioni pubbliche. A questo fine, l'impresa dovrà acquisire la certificazione del proprio credito, non trasferibile, presso l'ente debitore e presentarla all'ente creditore, in pagamento totale o parziale. L'amministrazione creditrice verificherà presso quella debitrice l'autenticità della certificazione, ed entro 30 giorni dal ricevimento del credito certificato da parte dell'impresa rilascerà l'attestato di avvenuta compensazione, totale o parziale. L'impresa che presenterà una falsa certificazione di credito commetterà il reato di falso ideologico del privato in atto pubblico (art. 483 c.p.). Gli enti pubblici nei cui confronti è ammessa la compensazione in esame dovranno essere individuati con decreto interministeriale.

Pagamento debiti tributari con crediti commerciali. Si prospetta, infine, un ampliamento dell'ambito di applicazione delle disposizioni dell'art. 28-quinquies del dpr n. 602/73, introdotto dal dl n. 45/2013. Nella formulazione attuale, queste disposizioni prevedono che i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, maturati al 31 dicembre 2012 nei confronti dello stato, degli enti pubblici nazionali, delle regioni, degli enti locali e degli enti del Ssn per somministrazioni, forniture e appalti, possono essere compensati, su specifica richiesta del creditore, utilizzando il modello F24 attraverso i servizi telematici dell'Agenzia delle entrate, con le somme dovute a seguito dei seguenti istituti previsti dal dlgs n. 218/97, dal dlgs n. 472/97 e dal dlgs n. 546/92:

- accertamento con adesione

- definizione dell'invito a comparire ai fini dell'adesione

- adesione al processo verbale di constatazione

- acquiescenza agli accertamenti

- definizione agevolata delle sanzioni

- conciliazione giudiziale

- mediazione.

La bozza di dl prevede di riscrivere le disposizioni anteponendo all'elencazione tassativa dei predetti istituti il riferimento generale alle somme dovute in base agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario, per cui l'elencazione diventerebbe una mera esemplificazione. Inoltre vengono aggiunte le somme dovute a seguito di rideterminazione in autotutela della pretesa tributaria, anche se riguardante la restituzione di crediti d'imposta già rimborsati.

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