Immoral suasion. Niente da fare per l'azienda che «soffia» gli agenti più bravi al suo distributore quando sa che tra poco il contratto che li lega non sarà più efficace: oltre che senza commessa l'ex partner commerciale si trova sprovvisto della sua forza lavoro migliore. La società che vuole rubare la professionalità maturata altrove, risparmiando ad esempio sugli investimenti in formazione, è condannata al risarcimento dei danni nonostante abbia avuto ragione nel giudizio di primo grado. I tabulati telefonici interni dell'azienda presa di mira e le email di servizio risultano decisivi: provano l'esistenza di un disegno per indebolire il partner commerciale che da domani sarà un altro rivale con cui fronteggiarsi: la (im)moral suasion effettuata sui dipendenti del distributore affinché passino dall'altra parte della barricata denota la consapevolezza, oltre che l'intenzione, di procurare un danno all'impresa datrice. Quattro dipendenti su trenta che in due mesi si dimettono e vanno a lavorare per l'altra azienda da soli bastano e avanzano per configurare uno storno aziendale: costituiscono, fra l'altro, una percentuale considerevole dell'intera forza lavoro dell'impresa «derubata», che subisce un danno sul piano dell'immagine oltre che dell'esperienza; i venditori, infatti, hanno acquisito una loro autorevolezza sul territorio e anche le segretarie arrivate armi e bagagli sull'altra sponda fanno valere la rete di loro relazioni acquisite nella zona commerciale. All'imprenditore che ha preso la scorciatoia proibita resta che pagare le spese di giudizio.
