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Stabilizzazioni, la via è stretta

del 05/09/2013
di: di Luigi Oliveri
Stabilizzazioni, la via è stretta
Stabilizzazioni e stretta al lavoro flessibile nelle pubbliche amministrazioni. Un binomio che si ripete, dopo la stagione delle stabilizzazioni regolate dalle leggi 296/2006 e 244/2007, ma che non è detto porti al risultato sperato: l'azzeramento del precariato e l'attuazione del principio inderogabile secondo il quale le amministrazioni debbono rendere i servizi nel rispetto del fabbisogno di lavoro stabile, riservando a ipotesi marginali il ricorso al lavoro flessibile e solo per casi eccezionali e concretamente connessi a esigenze limitate nel tempo.

La garanzia che la nuova ondata di stabilizzazioni, collegata alla ridefinizione del tempo determinato, ottenga quanto auspicato non c'è, perché la combinazione tra assorbimento dei precari e regole più rigide sul lavoro pubblico flessibile venne già attivata tra il 2007 e il 2008, con esiti, tuttavia, parziali. Ciò è dimostrato proprio dall'avvertita necessità di attivare nuove stabilizzazioni.

In effetti, sei anni fa il numero dei precari era superiore ai 250.000. Le stabilizzazioni effettuate non hanno di sicuro azzerato i lavoratori flessibili, che attualmente sono circa 150.000.

Di questi, tuttavia, solo circa 90.000 potranno ambire alla stabilizzazione. Infatti, gli altri sono collaboratori coordinati e continuativi (circa 42.000) o interinali e resteranno fuori dall'operazione di riassorbimento.

Per altro, non tutti i precari con contratti di lavoro a tempo determinato e un'anzianità di almeno 3 anni negli ultimi 5 anni o in possesso dei requisiti delle stabilizzazioni previsti a suo tempo dalle leggi 296/2006 e 244/2007 potranno essere assunti con contratti a tempo indeterminato.

Infatti, il dl 101/2013 lascia vivi tutti i vincoli previsti per le assunzioni. A partire, in primo luogo, dai tetti di spesa del personale, da ridurre ogni anno, per poi passare ai limiti al turnover, che consentono alle amministrazioni di assumere entro percentuali ristrette delle cessazioni o dei costi delle cessazioni dal lavoro dell'anno precedente. Ma, per le stabilizzazioni, vale un ulteriore limite finanziario: solo il 50% delle risorse disponibili per i concorsi potranno essere destinati alle stabilizzazioni.

Dunque, solo una ristretta minoranza, difficilmente quantificabile, potrà davvero riuscire a ottenere contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Allo scopo, comunque, le amministrazioni oltre a programmare le assunzioni per i precari (le stabilizzazioni saranno solo facoltative) e le relative risorse finanziarie, dovranno registrarsi obbligatoriamente al monitoraggio telematico che sarà attivato dalla funzione pubblica, per avere dati realistici sulle quantità di stabilizzazioni da realizzare, da qui al 31 dicembre 2015, data ultima (per ora) per l'assorbimento dei precari.

Poi, potranno attivare concorsi pubblici interamente riservati. Dunque, i precari non saranno messi in concorrenza con altri aspiranti a un impiego pubblico, ma soltanto tra loro. Il che significa che in amministrazioni molto piccole, in particolare i comuni, si potrà assistere anche a concorsi per una sola persona, quella in possesso dei requisiti per accedere alla stabilizzazione.

Il tentativo di chiudere con un utilizzo eccessivo di lavoratori flessibili si completa, come detto prima, con una stretta normativa alla possibilità delle amministrazioni di avvalersi dei lavori non a tempo indeterminato.

Questo, mediante correttivi all'articolo 36 del dlgs 165/2001. In primo luogo, non saranno più attivabili contratti flessibili «per rispondere a esigenze temporanee ed eccezionali», come prevedeva il vecchio testo del comma 2, ma «per rispondere a esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale», nella nuova formulazione. Si nota, però, che essa da un lato rafforza l'obbligo di avvalersi di lavori flessibili «esclusivamente» per esigenze temporanee; ma, dall'altro mentre prima le esigenze temporanee erano necessariamente collegate a quelle eccezionali, nel nuovo testo possono essere temporanee oppure eccezionali. Involontariamente, il dl 101/2013 potrebbe aver aperto una falla nel sistema del lavoro flessibile che, invece, voleva blindare.

Il secondo strumento per rendere il contratto di lavoro a tempo indeterminato il sistema privilegiato di acquisizione del personale pubblico è l'inasprimento delle sanzioni per il caso di violazione delle regole che impongono di acquisire personale flessibile solo per il caso di situazioni eccezionali.

Il nuovo comma 5-quater dell'articolo 36 del dlgs 165/2001 per la prima volta contiene l'espressa sanzione della nullità nei riguardi dei contratti di lavoro a tempo determinato posti in essere in violazione delle disposizioni restrittive introdotte dal dl 101/2013. Tali contratti, tuttavia, determineranno ovviamente responsabilità erariale, in quanto la loro nullità, ai sensi dell'articolo 2126 del codice civile, lascia intatto il diritto del lavoratore a percepire la retribuzione che, però, non essendo fondata su un titolo legittimo, si traduce in un danno del quale risponde il dirigente che lo ha prodotto.

Oltre a ciò, i dirigenti risponderanno anche con la retribuzione di risultato e la possibilità di non ricevere rinnovo dell'incarico e addirittura con il licenziamento.

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