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False residenze, l'affitto salva

del 05/09/2013
di: di Debora Alberici
False residenze, l'affitto salva
Non è imponibile il reddito di uno sportivo professionista italiano che risiede e paga regolarmente l'affitto nel paradiso fiscale, anche se fa continui viaggi aerei verso l'Italia e la sua attività si svolge su piano internazionale. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 20285 del 4 settembre 2013, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

Segnando un punto in favore di quanti, fra vip e sportivi, scelgono di fissare la propria residenza all'estero per sfuggire al prelievo fiscale in Italia, la sezione tributaria ha dato ragione all'ex tennista italiano Davide Sanguinetti, trasferitosi anni fa nel Principato di Monaco. La vicenda prende le mosse da un accertamento dell'ufficio delle imposte di Genova, compiuto sui redditi di Sanguinetti per l'anno 2001 e relativo a introiti per partecipazioni a tornei e sponsorizzazioni. L'ex tennista ha impugnato l'atto impositivo annullato dalla ctp. Il verdetto è stato confermato anche in secondo grado e ora reso definitivo in Cassazione.

Inutile per il fisco produrre in giudizio una serie di biglietti aerei che avevano come destinazione sempre l'Italia e il fatto che l'uomo svolgeva attività professionale su piano internazionale e che quindi avrebbe potuto usare il Principato solo come «scudo» per non pagare le imposte. Attingendo anche alla giurisprudenza comunitaria i Supremi giudici hanno dato torto all'amministrazione finanziaria precisando che «ai fini della determinazione del luogo della residenza normale, devono essere presi in considerazione sia i legami professionali e personali dell'interessato in un luogo determinato, sia la loro durata, e, qualora tali legami non siano concentrati in un solo stato membro, l'art. 7, n. 1, comma 2, della direttiva 83/182/Cee riconosce la preminenza dei legami personali sui legami professionali. Nell'ambito della valutazione dei legami personali e professionali dell'interessato, tutti gli elementi di fatto rilevanti devono essere presi in considerazione. Vale a dire, in particolare, la presenza fisica di quest'ultimo nonché quella dei suoi familiari, la disponibilità di un'abitazione, il luogo di esercizio delle attività professionali e quello in cui vi siano interessi patrimoniali».

In questo caso il tennista aveva prodotto in giudizio il contratto di affitto relativo a un appartamento, sottoscritto da lui e dalla moglie, dimostrando la regolare corresponsione del canone mensile. Erano poi state prodotte delle bollette relative alle utenze che dimostravano che nell'abitazione vi fossero dei consumi congrui: utenze telefoniche, televisive e contratti bancari. Di diverso avviso la Procura generale della Cassazione che in udienza aveva invece chiesto al Collegio di accogliere il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

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