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L'Ue: la politica azzoppa la spesa dei fondi europei

del 03/09/2013
di: Simona D'Alessio
L'Ue: la politica azzoppa la spesa dei fondi europei
I tentacoli della politica e le «inefficienze» creano «ritardi nell'attuazione degli interventi» sovvenzionati con le risorse europee, soprattutto al Sud della Penisola. Occorrerebbe, perciò, mettere in campo una «strategia di miglioramento amministrativo», definendo chiari «standard di qualità connessi alla tempistica» della realizzazione dei progetti. È quanto si legge nel documento, stilato dalla commissione Ue, contente le indicazioni all'Italia sulla programmazione dei fondi strutturali per il periodo 2014-2020. Un vademecum che evidenzia le ombre (e non le luci) di un sistema che Bruxelles non ritiene opportuno continui: si rimarca, infatti, come «il legame tra alta dirigenza» e potere politico sia caratterizzato da una così «elevata influenza», in grado di generare «distorsioni nei comportamenti amministrativi», orientando «verso interessi di parte» le fonti di finanziamento di matrice comunitaria. Ma quelli che l'Europa bolla come «colli di bottiglia» che frenano il concretizzarsi dei piani, in particolare nel Mezzogiorno, possono essere superati grazie ad alcune «azioni chiave». Il tempo, però, stringe, giacché il nostro paese entro la fine di settembre si è impegnato a consegnare l'accordo di partnership a Bruxelles, oltre a uno studio sulla rimodulazione dei fondi per il periodo 2007-2013, che rimangono ancora da spendere; una scelta necessaria, considerato che, al termine del Consiglio dei ministri che ha varato il pacchetto di interventi sulla pubblica amministrazione, il premier Enrico Letta ha ammesso che il governo «non riuscirà a utilizzare tutti i fondi strutturali per i prossimi sette anni» (si veda ItaliaOggi del 27/08/2013).

Bruxelles, intanto, detta la sua linea, sostenendo che per rimediare alla «cattiva organizzazione degli uffici», nonché alla «eccessiva preoccupazione dei responsabili per gli aspetti amministrativi-giuridici, che portano a bandi e procedure confuse, e piene di formalismi inutili», bisogna «obbligare le amministrazioni titolari di programmi operativi a presentare una strategia di miglioramento». E si propone l'uso «sistematico di task force operative» per le iniziative in particolare affanno (ritardo), a cui affiancare «un controllo pubblico sui risultati» conseguiti.

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