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Ma ora incombe la trappola dei residui

del 03/09/2013
di: Enzo Cuzzola
Ma ora incombe la trappola dei residui
Bilancio di previsione degli enti locali rinviato a novembre, mentre si attende ancora la quantificazione del fondo di solidarietà. Il dl 102/2013 Imu non lascia gli enti locali tranquilli, a causa della consapevolezza che la puntuale rideterminazione dei residui farebbe emergere, più o meno per tutti, disavanzi nascosti, unita alla constatazione che, in molti casi allo stato dell'arte, non si riuscirà a quadrare la previsione 2013. Per fortuna anche l'armonizzazione dei bilanci slitta al 2015. Infatti, se in questo contesto di incertezza e difficoltà, si fosse inserita anche la nuova metodologia contabile della competenza finanziaria potenziata, allora le quadrature e le possibilità di spesa sarebbero state ancora più problematiche.

La strategia del rinvio non tocca invece la Corte dei conti: era stata per il momento a guardare, per comprendere come sarebbe evoluta la normativa, ma riprenderà quasi sicuramente con le diffide di cui al dlgs 149/2011, che, dopo la constatazione delle «irregolarità finanziarie», finirà per condurre alcuni enti al dissesto guidato, con le problematiche conseguenze per la collettività e per tecnici e amministratori coinvolti. Prima ancora che necessità di bilancio, diventa allora imperativo da un lato ridurre i costi e, dall'altro, stabilizzare l'ente finanziariamente, soprattutto dopo la boccata di ossigeno concessa dal dl 35.

Diventano dunque utili per questa strategia due strumenti normativi, posti in campo nel corso del 2012.

A) Attivazione dei controlli interni: con gli strumenti di garanzia e di stimolo che la normativa e la prassi aziendale forniscono agli enti è possibile attivare una serie di controlli interni che consentono ad amministratori e dirigenti di effettuare scelte consapevoli di razionalità economica.

B) Adozione della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale: ormai collaudata da molti enti, anche se mancano ancora provvedimenti di approvazione definitiva dei piani adottati, data l'incertezza generata per le previsioni 2013, che rendono difficile l'opera di verifica da parte della Finanza locale.

La procedura, che alcuni autori hanno impropriamente chiamata pre-dissesto, mentre nulla ha a che fare con il dissesto, consiste nella adozione di un piano di riequilibrio decennale, che contenga tutte le misure necessarie a superare le condizioni di squilibrio rilevate.

Piano di riequilibrio che, spalmato appunto in un periodo decennale, appare più che sopportabile al bilancio degli enti locali, tenuto conto che per il raggiungimento dell'obiettivo l'ente può, tra l'altro, deliberare le aliquote o tariffe dei tributi locali nella misura massima consentita; è soggetto ai controlli centrali in materia di copertura di costo di alcuni servizi ed è tenuto ad assicurare la copertura dei costi della gestione dei servizi a domanda individuale; è tenuto ad assicurare, con i proventi della relativa tariffa, la copertura integrale dei costi della gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti solidi urbani e del servizio acquedotto; è soggetto al controllo sulle dotazioni organiche e sulle assunzioni di personale e alla revisione della spesa con indicazione di precisi obiettivi di riduzione della stessa.

Entro 10 giorni dalla data della delibera di ricorso al riequilibrio pluriennale, lo stesso è trasmesso alla competente Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, nonché alla Commissione di cui all'articolo 155 del Tuel. Entro 60 giorni, la Commissione, svolge la necessaria istruttoria, all'esito della quale la Commissione redige una relazione finale, con gli eventuali allegati, che è trasmessa alla Sezione regionale di controllo della Corte dei conti. La sezione regionale di controllo della Corte dei conti, entro 30 giorni dalla data di ricezione della documentazione delibera sulla approvazione o sul diniego del piano, valutandone la congruenza ai fini del riequilibrio. In caso di approvazione del piano, la Corte dei conti vigila sull'esecuzione dello stesso, adottando in sede di controllo apposita pronuncia.

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