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Geometri, il cemento armato solo dal 2010

del 31/08/2013
di: Debora Alberici
Geometri, il cemento armato solo dal 2010
Il geometra può progettare delle modeste abitazioni civili con l'impiego di strutture in cemento armato solo dopo la riforma attuata dal legislatore con il dlgs 212 del 2010. Per le opere fatte prima in violazione delle norme allora vigenti il professionista non ha diritto al compenso anche in caso di assoluzione, nel processo penale, dalle accuse di esercizio abusivo della professione. Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 19989 del 30 agosto 2013, ha respinto il ricorso di un geometra che chiedeva il pagamento del compenso per la progettazione di una villa che aveva richiesto anche l'impiego di opere in cemento armato. Insomma per la seconda sezione civile del Palazzaccio è del tutto irrilevante che l'uomo sia stato assolto dalle accuse di esercizio abusivo della professione. E soprattutto che l'intervento di un ingegnere successivo alla sua iniziale progettazione dell'abitazione non sana la sua posizione e non fa scattare il diritto al compenso.

In proposito il Collegio di legittimità, interpretando le norme precedenti la riforma classe 2010, ha ribadito che ai tecnici solo diplomati (geometri e periti in edilizia) è consentita soltanto la progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili, con esclusione in ogni caso di opere che prevedano l'impiego di strutture in cemento armato a meno che non si tratti di piccoli manufatti accessori, trattandosi di una scelta inequivoca del legislatore dettata da evidenti ragioni di pubblico interesse, i limitati margini di discrezionalità attesa la chiarezza e tassatività del precetto normativo. In ogni caso - dice ancora la Corte - resta esclusa (fino al 2010) la competenza del geometra per le modeste costruzioni civili che siano anche in cemento armato. In definitiva la Cassazione ha escluso il diritto al compenso del professionista anche perché, spiegano i Supremi giudici, il negozio giuridico nullo, all'epoca della sua perfezione, perché contrario a norme imperative, non può divenire valido e acquistare efficacia per effetto della semplice abrogazione di tali. In altri termini la riforma non può incidere in alcun modo sulle cause già pendenti. Alla stessa conclusione è giunta la Procura generale di Piazza Cavour.

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