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Spesometro per gli enti pubblici

del 31/08/2013
di: di Mauro Rosati
Spesometro per gli enti pubblici
Gli enti pubblici perdono l'esonero dallo «spesometro». Con la ridefinizione dell'adempimento, ad opera del recente provvedimento dell'Agenzia delle entrate, lo stato, le regioni, le province, i comuni e gli altri organismi di diritto pubblico sono tenuti alla comunicazione tributaria delle operazioni effettuate e ricevute nell'esercizio di attività commerciali o agricole rilevanti ai fini dell'Iva.

La dispensa dall'adempimento è stata confermata soltanto per le operazioni afferenti la sfera istituzionale.

La novità, sicuramente poco gradita per i destinatari, è arrivata con il provvedimento dell'Agenzia delle entrate del 2 agosto 2013, che ha definito le modalità tecniche e i termini della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva, istituita dall'art. 21 del dl n. 78/2010, in seguito alle modifiche apportate dal dl n. 16/2012.

In sostanza, il provvedimento ha revocato l'esonero che l'Agenzia aveva accordato, nella precedente disciplina dello «spesometro» per gli anni 2010 e 2011, con il provvedimento del 21 giugno 2011. Tale provvedimento aveva infatti disposto l'esclusione soggettiva (totale) dall'obbligo per lo stato, le regioni, le province, i comuni e gli altri organismi di diritto pubblico.

L'esclusione è divenuta parziale nel provvedimento del 2 agosto scorso, che al punto 2.2 esonera dall'adempimento i predetti soggetti pubblici, ma solamente «in relazione alle operazioni effettuate e ricevute nell'ambito di attività istituzionali, diverse da quelle previste dall'art. 4» del dpr n. 633/72.

A ben vedere, l'esonero parziale accordato dalla nuova disposizione sembrerebbe pertanto superfluo, perché già discende dalla previsione generale della legge, confermata al punto 1.1 del provvedimento, che impone l'obbligo della comunicazione a carico dei «soggetti passivi ai fini dell'imposta sul valore aggiunto che effettuano operazioni rilevanti ai fini dell'imposta». Gli enti pubblici, infatti, per le operazioni e le attività svolte in veste di pubblica autorità, non sono soggetti passivi dell'Iva e non realizzano, quindi, operazioni rilevanti per l'imposta, per cui non sono neppure tenuti allo «spesometro». Che le «attività istituzionali» di cui parla il provvedimento coincidano con quelle svolte dagli enti in veste di pubblica autorità, poi, si può dedurre dall'affermazione dell'obbligo in relazione alle attività di cui all'art. 4 del dpr 633/72, ovvero le attività commerciali e agricole per le quali essi assumono la veste di soggetti passivi dell'Iva.

Per gli enti pubblici, dunque, si aprono ora una serie di questioni interpretative e operative, ai fini dell'osservanza dell'obbligo di comunicare, in qualità di contribuenti Iva:

- le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, rese e ricevute, per le quali sussiste l'obbligo di emissione della fattura (nonché quelle per le quali è stata comunque emessa fattura, in sostituzione di altri documenti fiscali)

- le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, rese e ricevute, per le quali non sussiste obbligo di fattura, se di importo unitario pari o superiore a 3.600 euro.

Una delle questioni prioritarie riguarda la decorrenza dell'obbligo: in via generale, la nuova disciplina del provvedimento riguarda le operazioni effettuate a partire dall'anno 2012, nel quale era però in vigore l'esonero totale degli enti pubblici. Potrebbe quindi risultare particolarmente difficoltoso, per gli enti interessati, raccogliere le informazioni dell'anno scorso e comunicarle, come prescritto, entro il 12 oppure il 21 novembre 2013. In considerazione di ciò, sarebbe forse opportuno far decorrere l'obbligo dalle operazioni del 2013.

Si pone, poi, l'interrogativo delle operazioni promiscue, vale a dire gli acquisti di beni e servizi utilizzati sia per finalità istituzionali che d'impresa. La soluzione più probabile parrebbe, in proposito, quella di considerare l'acquisto, ai fini dell'obbligo in esame, interamente nella sfera d'impresa, in modo da evitare frazionamenti complicati anche dal punto di vista contabile.

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