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Riforma, l'avvocatura rilancia

del 16/03/2010
di: Gabriele Ventura
Riforma, l'avvocatura rilancia
Avvocatura stretta d'assedio da politica e Antitrust. Da un lato, infatti, la categoria è sugli scudi per i tempi lunghi del parlamento e le modifiche al testo della riforma forense prospettate dal presidente del senato, Renato Schifani. Dall'altro, il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, è tornato all'attacco definendo la riforma, al Forum di Cernobbio della Confcommercio, «...talmente restrittiva che non permetterebbe a quasi nessuno che non sia parente di avvocati di accedere a questo lavoro». Per questo, il presidente del consiglio nazionale forense, Guido Alpa, ha usato parole dure nei confronti della politica alla tavola rotonda conclusiva del V congresso di aggiornamento giuridico-forense, che in tre giornate ha visto la partecipazione di 2700 avvocati che si sono aggiornati in ogni branca del diritto. E il presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla, ha duramente replicato a Catricalà.

La riforma forense. «I tempi lunghi del parlamento e le modifiche al testo della riforma forense così come approvato unitariamente dall'avvocatura mettono a rischio l'efficacia dell'intervento riformatore per qualificare professionalmente e deontologicamente l'avvocatura», si legge nella nota diramata dal Cnf, «E i legali incominciano a chiedersi se la politica non risponda a logiche diverse da quella della mediazione tra contrapposti interessi, che dovrebbe essere un suo preciso compito». «Come mai non c'è stata alcuna levata di scudi delle Autorità di garanzia contro le riforme delle altre professioni, come quella notarile e dei commercialisti?», afferma Alpa. «Come mai Bankitalia correla l'inefficienza della giustizia con il numero degli avvocati e la Banca mondiale degli investimenti fa lo stesso?». Il timore che serpeggia tra i legali, insomma, è che il parlamento non porti in porto la riforma della professione, che il 18 sarà in aula al senato ma sulla quale «gli auspici, nonostante le promesse, non sembrano essere dei più favorevoli». Alessandro Bonzo, consigliere che si è occupato della redazione del testo di riforma, ha evidenziato come alcune delle modifiche apportate dalla commissione giustizia del Senato abbiamo indebolito l'impianto e annacquato il vigore. «Se la riforma non si farà, il pericolo è che si consolidi la situazione di crisi in cui versa attualmente la categoria forense, stretta tra crisi economica e decreto Bersani, che è tutt'ora in vigore», ha sottolineato invece il presidente dell'Oua Maurizio De Tilla. Il quale tra l'altro ha risposto alle critiche di Catricalà. «Ci risiamo è la stessa litania di sempre, come si può parlare di casta e di nepotismo, quando abbiamo in Italia già ora oltre 230 mila avvocati, in Francia sono solo 45 mila, e sapendo, oltretutto, che il numero è destinato a crescere in modo esponenziale». Giuseppe Sileci, presidente dell'Aiga, ha posto una questione relativa alla strategia da adottare nel silenzio della politica: «Andiamo a trattare direttamente con quei poteri che ci vogliono deboli».

Gli studi di settore. Al congresso di aggiornamento forense sono stati poi resi noti i dati dell'Agenzia delle entrate e della Sose. Dai quali emerge che nel 2007 e nel 2008, l'83% degli avvocati sono risultati congrui agli studi di settore. Così come il 50% dei professionisti che ha dichiarato redditi inferiori al nove mila euro. «È dunque un segno obiettivo che la categoria professionale contribuisce correttamente rispetto ai redditi prodotti. Eppure, il rapporto tra professionisti e fisco è un rapporto tendenzialmente iniquo», ha sottolineato Claudio Berliri, che segue per conto del Cnf la predisposizione degli studi dei settore.

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