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Rifiuti, riduzioni ed esenzioni Tares in libertà

del 30/08/2013
di: Sergio Trovato
Rifiuti, riduzioni ed esenzioni Tares in libertà
I comuni possono concedere riduzioni tariffarie ed esenzioni Tares, diverse da quelle già previste dalla legge, senza essere tenuti alla relativa copertura finanziaria. Non è più richiesto che le agevolazioni deliberate per la tassa sui rifiuti debbano essere finanziate dal comune con risorse diverse da quelle provenienti dal tributo. Con regolamento, inoltre, possono commisurare la tariffa Tares alle quantità e qualità medie di rifiuti prodotti per unità di superficie, tenuto conto degli usi e della tipologia di attività svolte. Sono queste le novità in materia di Tares contenute nel dl sull'imposizione immobiliare e la finanza locale.

Riduzioni e agevolazioni. La norma del dl cancella la disposizione che imponeva ai comuni la copertura finanziaria per la concessione delle agevolazioni non previste dalla legge. Dunque, qualsiasi beneficio fiscale stabilito dall'ente non lo obbliga più a reperire le risorse per finanziarlo. Viene infatti abrogato il comma 19 dell'articolo 14 del dl 201/2011 che disponeva l'iscrizione in bilancio delle agevolazioni come autorizzazioni di spesa e di assicurare la relativa copertura con «risorse diverse dai proventi del tributo di competenza dell'esercizio al quale si riferisce l'iscrizione». Questo comporta che chi paga, pagherà di più!

In effetti i comuni hanno il potere di concedere, con regolamento, riduzioni tariffarie per particolari situazioni espressamente individuate dalla legge. Il consiglio comunale, tra l'altro, può deliberare agevolazioni Tares, oltre quelle già previste. Anche i benefici fiscali concessi dal comune si applicano non solo alla tassa, ma anche alla maggiorazione standard sui servizi. L'articolo 14 riconosce al comune la facoltà di stabilire riduzioni del tributo dovuto in presenza di determinate situazioni in cui si presume che vi sia una minore capacità di produzione di rifiuti. A queste riduzioni viene fissato dalla norma un tetto massimo. La riduzione della tariffa non può superare il limite del 30%. In particolare, questo beneficio può essere concesso per: abitazioni con unico occupante; abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo; locali e aree scoperte adibiti a uso stagionale; abitazioni occupate da soggetti che risiedono o hanno la dimora, per più di sei mesi all'anno, all'estero; fabbricati rurali a uso abitativo. Nelle linee guida sul nuovo tributo il ministero dell'economia ha affermato che le riduzioni tariffarie, anche per le utenze domestiche, si applicano sia sulla parte fissa che sulla parte variabile della tariffa. Inoltre, ha chiarito che per attività stagionale si intende quella di durata non superiore a 183 giorni nel corso dello stesso anno solare. Mentre, per le utenze non domestiche la natura stagionale dell'attività deve essere comprovata dalla licenza rilasciata dagli organi competenti o deve risultare da dichiarazione del titolare a pubbliche autorità. Le riduzioni tariffarie spettano dal momento in cui sussistono le condizioni per poterne fruire, purché denunciate al comune nei termini di presentazione della dichiarazione iniziale o di variazione. A meno che per i contribuenti residenti il comune non sia già a conoscenza delle informazioni che li riguardano (per esempio, l'occupante unico di un immobile).

Modifiche tariffarie. Con regolamento, inoltre, i comuni possono commisurare la tariffa Tares alle quantità e qualità medie di rifiuti prodotti per unità di superficie, tenuto conto degli usi e della tipologia di attività svolte. Naturalmente, va sempre garantita la copertura integrale del costo del servizio. Questi criteri possono essere già fissati per l'anno in corso, entro il nuovo termine per l'approvazione del bilancio di previsione (30 novembre). La norma, infatti, consente all'ente di predisporre e inviare ai contribuenti il modello di pagamento dell'ultima rata del tributo che tenga conto delle modifiche tariffarie. Le tariffe possono essere determinate per ogni categoria o sottocategoria di attività moltiplicando il costo del servizio per unità di superficie imponibile accertata per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti prodotti. La ratio è quella di rendere la tassa più aderente alla tendenziale maggiore produzione di rifiuti e di rispettare il principio comunitario «chi inquina paga», come sancito dall'articolo 14 della direttiva comunitaria 2008/98/Ce.

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