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Torna l'Irpef sulle case sfitte

del 30/08/2013
di: di Valerio Stroppa
Torna l'Irpef sulle case sfitte
Torna l'imponibilità parziale ai fini Irpef per la rendita delle case sfitte e dei terreni non affittati, in misura del 50% con effetto già per il corrente anno. È quanto prevede la bozza di decreto legge varata mercoledì dal consiglio dei ministri in materia di imposizione immobiliare (si veda ItaliaOggi di ieri). La disposizione scatta retroattivamente, impattando sulle persone fisiche con decorrenza 1° gennaio 2013. Lo schema di decreto approvato dal governo novella l'articolo 8, comma 1 del dlgs n. 23/2011. Tale disposizione stabilisce una «sostituzione perfetta» tra diverse imposte: da un lato l'Imu, dall'altro l'Ici e l'Irpef per gli immobili sfitti. La modifica apportata dal dl fa venir meno quest'ultimo riferimento: sia il reddito dominicale dei terreni non affittati sia il reddito figurativo dei fabbricati non locati assoggettati a Imu saranno imponibili al 50%. Viene quindi corretta l'asimmetria nel trattamento fiscale degli immobili a disposizione (esenti Irpef) e degli immobili locati (tassati Irpef). Seconde e terze case sfitte, oltre a pagare l'Imu vedranno la propria rendita assumere rilevanza per metà ai fini dell'Irpef e delle relative addizionali comunali e regionali.

La novità, in deroga allo Statuto del contribuente, sarà applicabile come detto già a decorrere dall'anno 2013. Un intervento, questo, che oltre a contribuire alla copertura finanziaria dell'eliminazione dell'Imu sulle prime case dovrebbe anche stimolare il mercato delle abitazioni. Si ricorda che, come chiarito dall'Agenzia delle entrate con la circolare numero 5/E del 2013, l'esclusione del reddito fondiario dell'immobile dall'imponibile Irpef ha effetto sia sulla determinazione del reddito complessivo del contribuente sia sul calcolo delle deduzioni e delle detrazioni rapportate al reddito complessivo (salvo che la legge non preveda diversamente, come per esempio avviene con la cedolare secca).

Deducibilità Imu dalle imposte dirette

Il provvedimento licenziato da palazzo Chigi interviene sul dlgs n. 23/2011, che all'articolo 14 prevede l'indeducibilità integrale dell'Imu sia ai fini delle imposte sui redditi sia ai fini Irap (si veda altro articolo a pag. 26).

Con la modifica governativa viene ora previsto che nella determinazione della base imponibile i titolari di reddito d'impresa e gli esercenti arti o professioni potranno scomputare l'Imu in misura del 50%.

Ciò significa che una società che per il 2013 versa 1.000 euro a titolo di Imu, in sede di calcolo dell'Ires definitiva potrà dedurre 500 euro dalla base propria imponibile.

Il decreto precisa che l'agevolazione ha sì effetto a partire dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2013 (quindi anno 2013 per i soggetti «solari»), ma puntualizza anche che non se ne deve tener conto in sede di acconto.

A novembre, pertanto, imprenditori e lavoratori autonomi verseranno in misura ordinaria, come se l'Imu continuasse a restare indeducibile. Per i soggetti in regime di impresa ovviamente il beneficio sarà limitato agli immobili che costituiscono beni strumentali all'attività. Non sarà quindi possibile dedurre l'imposta dei fabbricati detenuti nella sfera privata (per esempio l'abitazione). Confermata invece l'impossibilità di recuperare l'imposta municipale propria ai fini dell'Irap.

Si ricorda che le porte all'introduzione della deducibilità dell'Imu dall'Irpef/Ires erano state aperte dall'articolo 1 del dl n. 54/2013.

Tale provvedimento, oltre a sospendere il pagamento della prima rata 2013 su abitazioni principali, immobili coop e terreni agricoli, aveva previsto espressamente come la più generale riforma della fiscalità immobiliare fosse volta anche a riconoscere la deducibilità dal reddito di impresa dell'Imu relativa agli immobili utilizzati per attività produttive (i quali, peraltro, nel passaggio dall'Ici all'Imu hanno scontato un significativo aumento del prelievo).

L'ammissione della deducibilità dell'Imu, inoltre, come segnalato dalle Finanze nel dossier del 7 agosto scorso, consente anche di superare le eventuali censure di incostituzionalità del regime di indeducibilità precedentemente previsto.

Senza dimenticare che pure durante il periodo di vigenza dell'Ici tale misura era sempre stata richiesta a gran voce dalle associazioni di categoria.

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