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Società (di capitali) tra avvocati

del 29/08/2013
di: di Benedetta Pacelli e Ignazio Marino
Società (di capitali) tra avvocati
Società tra avvocati multidisciplinari e con socio di capitale. La norma, valida per tutte le professioni regolamentate (legge 183/11), che sembrava essere uscita dalla porta con la riforma forense (legge 247/12), poiché nel testo si chiarisce la specialità della società tra avvocati rispetto ad altre società tra professionisti, rientra ora a sorpresa dalla finestra. Secondo la lettura fornita da ambienti vicini all'ufficio legislativo del ministero della giustizia, i principi e i criteri direttivi di delega in materia di Stp contenuti nella nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense restano solo sulla carta. Visto che, nonostante le sollecitazioni al governo da parte del Consiglio nazionale forense, la delega è scaduta lo scorso due agosto e non più attuabile.

La legge forense affidava all'esecutivo il compito di emanare entro sei mesi dall'entrata in vigore dello stesso provvedimento, avvenuto il 2 febbraio 2013, un decreto legislativo per disciplinare l'esercizio della professione forense in forma societaria. I principi contenuti nella legge stabilivano che lo svolgimento dell'attività professionale fosse consentito esclusivamente a società (di persone, di capitali e cooperative) i cui soci fossero soli avvocati iscritti all'albo. Di conseguenza la professione forense non poteva essere esercitata all'interno di una società multidisciplinare composta anche da soci non avvocati. Allo stesso modo la legge forense escludeva la partecipazione dei soci di capitale, consentiti, invece, fino a 1/3 dei conferimenti per le Stp degli altri professionisti.

Rispetto a tutte le incertezze che ancora continuano a dominare una materia complessa come quella delle società professionali (un chiarimento è arrivato con il ddl semplificazioni fermo al senato da luglio), basti pensare all'irrisolta questione fiscale e previdenziale o al coordinamento delle diverse discipline ordinistiche nell'ipotesi di società tra professionisti multidisciplinari, la legge sembrava quindi stabilire alcuni importanti punti fermi. Ma del decreto legislativo delegato non vi è più traccia, nonostante fosse anche stato predisposto in bozza dal governo.

La conseguenza diretta, sempre secondo le recenti interpretazioni, è che per gli avvocati non è esclusa la soggezione alla legge n. 183 del 2011 e al suo regolamento attuativo (dm 34/2013) che, come è noto, prevede per tutti i professionisti che svolgono un'attività regolamentata nel sistema ordinistico, la possibilità di unirsi e fare impresa in forma associata, scegliendo tra i modelli societari previsti dal codice civile e quindi come società di persone, di capitali o cooperativa. Per gli avvocati dunque la vecchia normativa sulle società disciplinata dal decreto legislativo 96 del 2001 ha trovato un aggiornamento nel 2011 con una maggiore flessibilità circa i soci e i capitali.

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