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Le misure cautelari sono sempre non ripetibili

del 29/08/2013
di: Valerio Stroppa
Le misure cautelari sono sempre non ripetibili
Se il fisco fa scadere il termine per effettuare un sequestro conservativo non può chiedere nuovamente al giudice la misura cautelare, anche se i suoi timori sull'incasso del credito sono fondati. Questa la conclusione cui è giunta la Ctp Lecce con la sentenza 210/02/13, depositata lo scorso 4 giugno. Il caso vedeva una spa raggiunta da pvc ai fini Ires e Irap per diverse annualità. L'Agenzia delle entrate, visto l'importo rilevante in gioco, aveva chiesto alla Ctp Lecce l'applicazione delle misure cautelari dell'ipoteca immobiliare e del sequestro conservativo di alcune quote detenute dalla società, come previsto dall'articolo 22 del dlgs 472/1997. I giudici pugliesi, con sentenza del 7 febbraio 2012, autorizzavano le garanzie. Tuttavia, mentre l'ipoteca sugli immobili della società veniva correttamente iscritta, la Direzione provinciale non riusciva a eseguire il sequestro delle partecipazioni entro il termine di legge di 120 giorni. E così, nel luglio 2012, l'ufficio interpellava nuovamente la Ctp per chiedere una nuova autorizzazione a procedere al sequestro preventivo dei titoli. Secondo la società contro interessata, però, l'Agenzia non avrebbe potuto riproporre la questione, già esaminata e decisa con la sentenza 70/2012 con la quale il sequestro era stato approvato. Tesi, quest'ultima, che ha trovato concordi i giudici leccesi. Poiché l'art. 22 del dlgs n. 472/1997 qualifica espressamente come sentenza il provvedimento con il quale il giudice statuisce in merito alla richiesta cautelare dell'ufficio, «si deve ritenere che esso sia governato da tutte le regole proprie che riguardano la sentenza», osserva il collegio. Tra queste c'è, ovviamente, il principio secondo cui è vietato riproporre una vicenda già vagliata dai magistrati. Viceversa, consentire la ripetizione anche a seguito di inerzia della parte avente diritto significherebbe legittimare «la possibilità di riproposizione senza limiti della richiesta di misure cautelari». Da qui il rigetto del ricorso dell'Agenzia. L'arti. 22, comma 7 del dlgs n. 472/1997, inoltre, stabilisce che la sentenza con cui viene concessa la misura cautelare preventiva (anche se passata in giudicato) perde efficacia se la decisione nel merito della causa dà ragione al contribuente. Il verdetto di prime cure costituisce quindi titolo per il ricorrente per ottenere la cancellazione dell'ipoteca o il dissequestro dei beni.

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