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Il lavoro prima per i residenti

del 28/08/2013
di: di Daniele Cirioli
Il lavoro prima per i residenti
Una priorità per l'occupazione dei posti di lavoro: prima i residenti e poi i migranti (non residenti). Chi vuole assumere manodopera straniera infatti deve adesso documentare, all'atto di presentare la relativa domanda di nulla osta, di aver prima verificato presso il centro impiego l'indisponibilità di lavoratori presenti sul territorio nazionale ad occupare quel posto di lavoro. A stabilirlo è il dl n. 76/2013 che, nel testo convertito in legge n. 99/2013 in vigore dal 23 agosto, prevede nuove norme anche per l'ingresso per motivo di studio e riduce a una le denunce sull'alloggio del lavoratore straniero da parte del datore di lavoro.

Assunzione stranieri. La prima novità modifica la procedura per l'instaurazione di un rapporto di lavoro dipendente con i lavoratori stranieri (extracomunitari) residenti all'estero. Viene previsto, in particolare, che la domanda di nulla osta all'ingresso possa essere presentata previa verifica, presso il centro per l'impiego competente, dell'indisponibilità di lavoratori presenti sul territorio nazionale e che tale verifica sia «idoneamente documentata». In verità, tale verifica era già vigente anche nella vecchia disciplina ma con le particolarità che era successiva alla richiesta che veniva eseguita, sempre presso il centro per l'impiego, dallo sportello unico per l'immigrazione. Le nuove norme, dunque, anticipano la verifica ad un momento precedente alla presentazione della richiesta di nulla osta e la pongono a carico del datore di lavoro, subordinando la stessa facoltà di presentazione dell'istanza a una verifica negativa, documenta, da parte del centro per l'impiego. Per il resto rimane confermato il vecchio iter per ottenere autorizzazione all'ingresso e all'assunzione di stranieri: il datore di lavoro, cioè, deve presentare allo sportello unico la richiesta di nulla osta accompagnata: a) dalla documentazione relativa alla sistemazione alloggiativa dello straniero; b) dalla proposta di contratto di soggiorno; c) dalla dichiarazione d'impegno a comunicare ogni variazione concernente il rapporto di lavoro.

Una sola denuncia sull'alloggio. Nei casi in cui sia lo stesso datore di lavoro a mettere a disposizione dello straniero uno alloggio occorreva fare altre due dichiarazioni, entrambe relative proprio all'alloggio dato allo straniero: una alla questura e l'altra all'autorità locale di pubblica sicurezza. Quest'ultima, in particolare, è dovuta tuttora da chiunque alloggi uno straniero (anche mediante cessione della proprietà o del godimento di immobili, rustici o urbani) e va fatta per iscritto entro 48 ore con indicazione, tra l'altro, delle proprie generalità, di quelle dello straniero con gli estremi del passaporto o di altro documento di identificazione, dell'esatta ubicazione dell'immobile ceduto o in cui la persona è alloggiata, ospita o presta. In caso di violazione è prevista la sanzione del pagamento di una somma da 160 a 1.100 euro (art. 7 del dlgs n. 286/1998, T.u. immigrati).

Dal 23 agosto il doppio adempimento, che vigeva solo per i datori di lavoro, è stato ridotto a uno: la prima dichiarazione sull'alloggio, quella che era dovuta alla questura, è stata infatti assorbita dalla dichiarazione che il datore di lavoro è tenuto a presentare per l'instaurazione di qualunque rapporto di lavoro (la «Co»). La legge n. 99/2013 dà 90 giorni di tempo ai ministero del lavoro, dell'interno e della pubblica amministrazione per emanare il relativo decreto di adeguamento delle comunicazioni telematiche.

Ingresso per corsi di formazione. Diventa triennale la programmazione dei flussi d'ingresso per l'ammissione di cittadini stranieri alla frequenza di corsi di formazione, ma con deroga annuale se il piano triennale tarda ad arrivare. Si tratta della procedura relativa ai visti di studio, di cui possono fruire gli ammessi alla frequenza di corsi di formazione professionale o tirocini formativi, il cui contingente veniva finora determinato con decreto interministeriale (lavoro, interno e affari esteri) con periodicità annuale, entro il 30 giugno di ciascun anno. Il dl n. 76/2013 stabilisce che il contingente, sempre con decreto, venga fissato ogni tre anni, entro il 30 giugno dell'anno successivo a ciascun triennio. Inoltre, prevede che, nelle more della emanazione del decreto triennale e comunque non oltre il 30 giugno di ogni anno ancora non coperto dal decreto triennale, i consolati possano rilasciare i visti, previa verifica dei requisiti, che saranno poi detratti dal contingente triennale successivamente adottato.

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