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Per gli errori formali l'emendabilità è ampia

del 28/08/2013
di: Debora Alberici
Per gli errori formali l'emendabilità è ampia
Gli errori formali sulla dichiarazione dei redditi sono emendabili anche oltre il termine previsto dalla legge per l'integrazione. La decadenza sancita dall'articolo 2 del dpr 322 del 1998, infatti, scatta solo in caso di modifica della base imponibile. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con l'ordinanza n. 19661 del 27 agosto 2013, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate. Il fisco ha presentato ricorso alla Suprema corte contro la decisione della Ctr del Piemonte sostenendo che i giudici di merito avessero sbagliato a ritenere emendabile la dichiarazione dei redditi presentata dal contribuente anche oltre il termine previsto per l'integrazione. La sesta sezione civile, però, non ha condiviso questa tesi motivando che la possibilità per il contribuente di emendare la dichiarazione, allegando errori di fatto o di diritto, incidenti sull'obbligazione tributaria, ma di carattere meramente formale, è esercitabile anche oltre il termine previsto per l'integrazione della dichiarazione, (fissato in quello prescritto per la presentazione della dichiarazione relativa al periodo di imposta successivo dall'art. 2, comma 8-bis, del dpr n. 322 del 1998, come introdotto dall'art. 2 del dpr n. 435 del 2001), poiché questa scadenza opera, atteso il tenore letterale della disposizione, solo per il caso in cui si voglia mutare la base imponibile, ma non anche quando venga in rilievo un errore meramente formale. La vicenda riguarda una piccola cooperativa di Torino che aveva ricevuto una cartella di pagamento in relazione a una prima dichiarazione Iva. La società si era difesa sostenendo che l'atto era stato modificato dopo il termine ma solo per vizi formali, senza alcuna variazione dell'imponibile. La tesi ha convinto la Ctp cui la contribuente ha fatto ricorso. In primo grado è stato infatti annullato l'atto impositivo. La decisione è stata poi confermata dalla Ctr e ora resa definitiva dal Collegio di legittimità. Anche la Procura generale della Suprema corte, nell'udienza tenutasi al Palazzaccio lo scorso 11 luglio, ha sollecitato lo stesso epilogo. Ha infatti chiesto che fosse integralmente respinto il ricorso dell'amministrazione finanziaria.

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