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Tobin, salvi i derivati delle Pmi

del 27/08/2013
di: di Giuseppe Di Vittorio
Tobin, salvi i derivati delle Pmi
I derivati che hanno come sottostante le azioni emesse da società italiane quotate e a media e piccola capitalizzazione (sotto 500 mln di euro), sono fuori dall'applicazione della tassa sulle transazioni finanziarie. Questa la novità più importante che emerge dalla nuova batteria di risposte fornite dal ministero dell'economia e delle finanze (da ieri disponibili sul sito del Mef), alle domande più frequenti. Si tratta del secondo intervento sulla Tobin tax dopo quello di qualche settimana fa concentrato, questa volta, sui derivati. Il 2 settembre prossimo, infatti, su di essi scatterà la tassa sulle transazioni, la seconda tranche di quel pacchetto di imposte note complessivamente come Tobin tax. Le prime sono entrate in vigore a marzo del 2013: la tassa sulle transazioni azionarie e quella sulle relative operazioni ad alta frequenza. Ora, invece, a essere colpiti saranno le operazioni in derivati e gli ordini cancellati e modificati, su questi strumenti, nei casi in cui siano considerati il risultato di un'operatività ad alta frequenza. Una novità assoluta per il diritto tributario, visto che l'Italia sarà l'unico paese al mondo a tassare le transazioni finanziarie sugli strumenti derivati.

Le faq. Tornando alle risposte fornite ieri dalle Finanze, le altre novità di rilievo riguardano gli etf e i contratti a termine che hanno come sottostanti dividendi azionari. Per quanto riguarda il primo punto, si tratta di un derivato che ha come sottostante un etf che a sua volta investe in titoli azionari colpiti dall'imposta. Il contratto a termine in questione pagherà l'imposta. Passando al secondo punto, invece, si tratta di un'esclusione. I contratti a termine che hanno come sottostante dividendi su azioni non sconteranno la Tobin. Sono fuori dalla tassa anche se le azioni che le staccano sono, invece, soggette. Le operazioni colpite sono sì quelle in derivati, ma solo quelle che hanno come sottostanti azioni o panieri di azioni italiani.

Fuori dal campo delle imposta restano, quindi, tutti i derivati sottoscritti dalle imprese su tassi, valute e merci e, come evidenziato, le azioni emesse da piccole e medie società quotate. E ancora, i soggetti passivi dell'imposta saranno sia il compratore sia il venditore ovunque residenti, sia in Italia che all'estero. A nulla serve, quindi, cambiare la residenza per non pagare l'imposta. Va, inoltre, ricordato che il legislatore ha preferito introdurre in materia di derivati una tariffa invece che un'aliquota. La tariffa andrà applicata per scaglioni in base al valore della transazione. Nel caso dei future il valore della transazione è rappresentato dal nozionale, ovvero, il valore sul quale vengono calcolati profitti e perdite.

Per le opzioni e i certificati di investimento, il valore della transazione è il premio pagato. Le operazioni high frequency colpite, infine, sono solo quelle dei software che però si sono già adeguati smettendo di operare o aumentando l'intervallo di negoziazione. Quanto al gettito, lo stato pensa di incassare da questa imposta poco meno che 17 milioni di euro. C'è dunque il serio rischio che ci rimetta. A fronte dei potenziali incassi, ci sarà, cosi come per le azioni, un calo di operatività e conseguentemente meno Irap e Ires versate dagli intermediari. Occorre, poi, tenere conto dalla riduzione del bollo derivante capital gain degli investitori e dell'Irpef dei dipendenti degli intermediari. Il conto si completa con i costi di accertamento e riscossione dell'imposta.

Decreto al restyling. Nei giorni scorsi, intanto, il Mef ha posto in consultazione fino al 31 agosto le proposte di modifica al decreto attuativo. «Visto che alcune di queste norme riguardano proprio i derivati, forse, sarebbe stato opportuno un rinvio», spiega a ItaliaOggi un operatore. Si tratta però, come detto, di una proposta di decreto del ministero delle finanze che modifica e integra un precedente decreto attuativo, varato il 21 febbraio 2013. Le due novità più importanti del testo in consultazione riguardano un'esclusione e un'inclusione. La prima coinvolge le azioni di nuova emissione quando sono il risultato dell'assegnazione per distribuzione di utili o riserve. Quanto alle inclusioni, invece, cattive notizie per i diritti di opzioni che verranno colpiti dalla tassa. Si tratta di strumenti che consentono ai vecchi soci di una società per azioni di mantenere inalterato il loro peso all'interno della nuova compagine sociale in caso di aumento di capitale e arrivo di nuovi soci.

Il decreto in consultazione equipara i diritti di opzione ai derivati. Per il resto, il provvedimento in attesa di approvazione, allarga le maglie dei mercati regolamentati, stabilisce meglio le procedure per chiudere alla Consob l'esclusione dalla tassa come market marker, ovvero soggetto istituzionalmente preposto a fornire liquidità ai mercati.

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