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Lavoro a progetto più rischioso per le imprese

del 24/08/2013
di: Daniele Cirioli
Lavoro a progetto più rischioso per le imprese
Lavoro a progetto più rischioso per le imprese. Il relativo contratto, infatti, deve obbligatoriamente avere la forma scritta e contenere gli elementi previsti dalla legge (durata, descrizione del progetto, corrispettivo, forme di coordinamento e misure di sicurezza) Se manca la forma scritta o uno degli elementi, la collaborazione è soggetta alla sanzione della trasformazione in un normale rapporto di lavoro, ossia in rapporto di lavoro dipendente a tempo indeterminato. La novità scaturisce dal dl n. 76/2013 convertito in legge n. 99/2013.

Compiti esecutivi e/o ripetitivi. Tre le principali novità al lavoro a progetto previste all'art. 7 del dl n. 76/2013, quali modifiche alla riforma Fornero (legge n. 92/2012) che, proprio sulle collaborazioni a progetto, aveva già introdotto una serie di misure volte a circoscriverne la flessibilità. La prima novità, con riferimento ai casi in cui è vietato stipulare contratti di lavoro a progetto, va a modificare la norma (art. 61 del dlgs n. 276/2003) che esclude la possibilità di far ricorso a queste prestazioni per lo svolgimento di compiti meramente esecutivi o ripetitivi. La norma prima del dl n. 76/2013 stabiliva «il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi «o» ripetitivi, che possono essere individuati dai contratti collettivi»; dopo le modifiche stabilisce: «Il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti meramente esecutivi «e» ripetitivi...» ecc. In sostanza è stata riformulata la frase che individua i compiti vietati di fatto riducendone il divieto: infatti, mentre prima non era possibile affidare compiti esecutivi «o» ripetitivi (cioè sia gli uni che gli altri compiti qualunque ricorresse nel caso concreto) adesso è vietato affidare compiti esecutivi «e» ripetitivi, cioè solo quei compiti che sono allo stesso tempo sia esecutivi che ripetitivi mentre è possibile affidare compiti che siano solo ripetitivi oppure solo esecutivi.

Attività outbound. La seconda novità riguarda le collaborazioni dei call center in attività outbound, escluse dalle norme ordinarie (dlgs n. 276/2003) potendo essere regolamentate dai contratti collettivi nazionali (ccnl). Il dl n. 83/2012 (convertito dalla legge n. 134/2012), infatti, ha previsto che per tali attività, in deroga al requisito del progetto, le co.co.pro. possano essere stipulate senza uno specifico progetto ma sulla base «del corrispettivo definito dalla contrattazione collettiva nazionale di riferimento». La deroga opera per le co.co.pro. che abbiano ad oggetto «attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center outbound». Il dl n. 76/2013, con una norma di interpretazione autentica, precisa che l'espressione «vendita diretta di beni e di servizi» s'interpreta nel senso di ricomprendere sia le attività di vendita diretta di beni, sia le attività di servizi (l'una attività e/o l'altra).

Contratto in forma scritta. La novità che sembra avere rilievo più significativo, anche perché tocca tutti i rapporti di lavoro a progetto in qualunque settore e attività, è quella relativa al requisito della forma scritta del contratto di lavoro a progetto. L'art. 62 del dlgs n. 273/2003, come modificato dal dl n. 76/2013, statuisce oggi che tale contratto deve essere «stipulato in forma scritta e deve contenere» gli elementi indicati in tabella; in precedenza, invece, lo stesso requisito della forma scritta era richiesto esclusivamente «ai fini della prova» del rapporto di collaborazione ossia degli altri elementi del contratto (indicati in tabella). Il dl n. 76/2013, in pratica, ha eliminato il riferimento «ai fini della prova» del requisito della forma scritta del contratto, così di fatto traducendo lo stesso requisito in elemento costitutivo del rapporto: se manca o se manca l'indicazione di uno degli elementi, il rapporto è trasformato in assunzione definitiva. Anche se la prassi è, da sempre, quella di redigere per iscritto il contratto di lavoro a progetto, la novità aumenta senz'altro il rischio contenzioso (i collaboratori vengono così «spinti» maggiormente a tentare la via giudiziaria) e quello delle conversioni dei rapporti a progetto in lavoro dipendente, esistendo adesso (per il giudice) uno spazio più ampio entro cui muoversi e decidere.

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