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Lavoro flessibile, abuso in crescita

del 24/08/2013
di: di Simona D'Alessio
Lavoro flessibile, abuso in crescita
Irregolarità contributive in due aziende su tre, in Italia, per un totale di oltre 260 milioni di euro evasi. E, rispetto al primo semestre 2012, le violazioni hanno fatto un salto in avanti considerevole: +22%. Sullo sfondo, una sempre più spiccata propensione a servirsi di tipologie contrattuali «flessibili» (e, quindi, con scarse tutele) per mansioni che, in realtà, gli occupati svolgono come se fossero dipendenti. È quanto rende noto il ministero del welfare, poiché a seguito degli accertamenti nei primi sei mesi dell'anno condotti dagli ispettori del lavoro e dai militari dell'arma dei carabinieri, una volta passate al setaccio 72 mila 436 aziende, ben 44 mila 688 (il 62%) non sono risultate a posto con i versamenti per il proprio personale. I punti critici, sottolinea la direzione generale per l'attività ispettiva del dicastero guidato da Enrico Giovannini, consistono, innanzitutto, nel costante ricorso al «sommerso», o a forme di inquadramento improprie: i lavoratori totalmente in nero intercettati sono, infatti, 22 mila 992 (+1%), mentre ben più rilevante e preoccupante è l'incremento dei fenomeni di abuso nell'uso delle tipologie «flessibili» (+39%) che, in realtà, nascondono una vera e propria subordinazione, come le collaborazioni a progetto, le associazioni in partecipazione non genuine e le finte partite Iva. Al confronto con lo stesso periodo dell'anno passato, nella prima metà del 2013 è più che raddoppiata (con un progresso del 117%) la somma riguardante l'evasione contributiva accertata, che è pari a 260 milioni 221 mila 379 euro.

Cifre più confortanti, invece, sul fronte delle violazioni sull'orario di lavoro, che scendono del 25% (9 mila 705 quelle riscontrate), tuttavia va considerato che il decremento è riconducibile alla contrazione delle ore di servizio, a causa del perdurare della crisi economica.

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