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Le srl a un euro aperte a tutti

del 24/08/2013
di: di Luciano De Angelis
Le srl a un euro aperte a tutti
Srl a capitale ridotto a un euro accessibile a tutti, ma chi vorrà evitare di pagare il notaio dovrà accettare lo statuto standard e limitare la partecipazione alla società di soci persone fisiche.

Sono alcune delle novità in vigore dal 23 agosto 2013 a seguito della pubblicazione in G.U. della legge n. 99 di conversione del cosiddetto decreto lavoro che, rispetto alla versione originaria (dl n. 76 del 28 giugno) ha subìto, in tema di società, emendamenti di estremo rilievo (sul dl lavoro convertito si veda altro articolo a pag. 29).

Aspetti introduttivi

Le norme a regime incidono profondamente sul sistema delle piccole srl, sia in fase costitutiva sia in fase operativa.

Le novità riguardano, come si è detto, la srl semplificata (art. 2463-bis c.c.), la fase costitutiva delle srl artt. 2463 e 2464 c.c., nonché le srl a capitale ridotto introdotte con l'art. 44 del dl 83/2012 conv. con legge 7 agosto 2012 n. 134. Vi sono poi modifiche (di minor impatto) che riguardano la fase costitutiva di ogni srl.

Le modifiche sulle srl semplificate

Alle nuove srl semplificate possono partecipare persone fisiche di ogni età, così come a ogni persona fisica potranno essere alienate quote sociali. Altresì ammissibile risulterà la scelta degli amministratori al di fuori della compagine societaria. A tali modifiche, di tipo assolutamente liberista, si contrappone tuttavia una disposizione decisamente restrittiva introdotta in sede di conversione in legge del dl 76/2012.

Nella versione definitiva della legge si prevede, infatti, che «Le clausole del modello standard tipizzato siano inderogabili». Chi vorrà, quindi, ottenere risparmi in sede costitutiva (oneri notarili, diritti di segreteria e imposte di bollo) dovrà accettare le rigide regole societarie imposte dai tecnici ministeriali. Nella versione attuale dello standard, peraltro (cioè del modello di cui al dm 23 giugno 2012 n. 138 in G.U. n. 189 dello scorso 14 agosto), si tratta di regole difficilmente accettabili in quanto da un lato non prevedendo la durata della società consentirebbero il recesso ad nutum di ciascun socio e, dall'altro, in assenza di clausole di prelazione e gradimento, consentirebbero la libera vendita al socio della propria quota e quindi in subentro incondizionato della società a qualsiasi persona fisica. In pratica, la società si configura una sorta di ente a struttura aperta (del tipo per così dire cooperativistico) seppure non a capitale variabile. L'unica modalità, allo stato attuale di modificare tale situazione sarebbe per le srl semplificate quella di costituire società unipersonali.

Per evitare tali problemi (indubbiamente limitativi all'utilizzo di tale forma societaria) si potrebbero introdurre delle modifiche al dm 138 che peraltro in relazione alle nuove disposizioni prevede alcuni articoli del tutto incompatibili (in particolare l'1 che chiede al notaio di certificare l'età dei soci, il 4 che vieta il trasferimento di quote fra soggetti over 35 ed il 5 che prevede l'amministrazione della società affidata necessariamente a soci).

Va, infine, ricordato che le srl a capitale ridotto già costituite e registrate presso il registro delle imprese verranno ridenominate ex lege a cura degli stessi enti camerali «Società a responsabilità limitata semplificate».

Le «nuove» società a capitale ridotto

Le srl a capitale ridotto vengono abrogate così come concepite dall'art. 44 della legge 134/2012 e trasformate in una sorta di società «starter» attraverso cui può concepirsi la nascita di ciascuna srl.

Per dette società viene mantenuta la possibilità di nascere con capitale minimo di 1 euro e con un massimo che deve rimanere al di sotto dei 10.000 euro. Mantenuto anche l'obbligo di liberare integralmente il capitale in contante e versarlo nella mani degli amministratori. Ma, al di là di tali aspetti conservativi, la srl a capitale ridotto viene per il resto profondamente innovata.

In primo luogo viene consentita la partecipazione alla società di soci sia persone fisiche che giuridiche.

Per far sì che le società con capitale particolarmente esiguo non restino tali dopo la costituzione viene previsto che fino a che il capitale non raggiunga i 10.000 euro la società sia tenuta ad accantonare non il 5% degli utili netti (obbligo tipico ai sensi dell'art. 2430 c.c. di ogni società di capitale), ma il 20% degli stessi. Tale accantonamento forzoso cesserà quando la riserva abbia raggiunto, unitamente al capitale, l'ammontare di 10 mila euro.

Gli utili accantonati alla riserva legale potranno essere utilizzati solo per l'imputazione a capitale e per copertura di eventuali perdite. Essa (così come contemplato in generale dal comma 2 dell'art. 2430 c.c. per le riserve legali) deve essere reintegrata, nella misura prevista, qualora venisse diminuita per qualsiasi ragione. In pratica nel caso di perdite che riportino il capitale ai minimi consentiti da tale forma societaria (1 euro) l'accantonamento degli utili al 20% anziché al 5% dovrebbe protrarsi per più esercizi. Di contro eventuali utilizzi della riserva legale per aumenti gratuiti di capitale (ammessi secondo una condivisibile dottrina anche nelle srl ordinarie) sarebbero neutrali ai fini degli obblighi di riservizzazione dell'utile in relazione al fatto che i 10.000 euro da raggiungere si compongono della somma fra riserve e capitale.

Il tema che nei prossimi mesi la dottrina sarà chiamata a chiarire sarà evidentemente la possibilità di utilizzare la srl a capitale ridotto, non per far nascere una nuova impresa ma per trasformare imprese già esistenti (per esempio, srl ordinarie o spa) soprattutto in caso di perdita di capitale. Ma il problema si proporrà anche per eventuali trasformazioni progressive di società di persone in società a capitale ridotto.

Le novità valide per tutte le srl

Infine, due ulteriori novità in sede costitutiva di ogni srl. Alla sottoscrizione dell'atto costitutivo almeno il 25% del capitale (e l'eventuale intero sovrapprezzo delle quote), anziché presso una banca (con l'apertura di un conto corrente dedicato) dovrà essere versato all'organo amministrativo (presumibilmente in assegni). La seconda (collegata alla prima) è che, negli atti costitutivi dovrà darsi menzione dei mezzi di pagamento utilizzati per i versamenti iniziali.

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