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Legge europea 2013, intermediari in imbarazzo

del 24/08/2013
di: Lorenzo Boscolo Raul-Angelo Papotti
Legge europea 2013, intermediari in imbarazzo
La legge europea 2013 (97/2013), pubblicata lo scorso 20 agosto in Gazzetta Ufficiale, ha non solo innovato profondamente la disciplina relativa al quadro RW e ai connessi profili sanzionatori, ma ha altresì posto nuovi e rilevanti obblighi, tra l'altro di sostituzione di imposta, in capo agli intermediari finanziari.

Se da un lato, infatti, sono stati ridotti gli adempimenti e le sanzioni in capo ai contribuenti, dall'altro gli operatori finanziari (come definiti ai sensi della disciplina antiriciclaggio) dovranno comunicare all'Agenzia delle entrate i flussi transfrontalieri di valore pari o superiore a 15.000 euro relativi a operazioni eseguiti per conto o a favore di persone fisiche, enti non commerciali e società semplici e associazioni ad esse equiparate. Ai fini del superamento della soglia di 15.000 euro si computano anche le operazioni cosiddette frazionate.

È stato inoltre previsto che i redditi derivanti dagli investimenti esteri e dalle attività di natura finanziaria siano assoggettati a ritenuta o a imposta sostitutiva delle imposte sui redditi, secondo le norme vigenti, dagli intermediari residenti ai quali gli investimenti e le attività sono affidati in gestione, custodia o amministrazione o nei casi in cui intervengano nella riscossione dei relativi flussi finanziari e dei redditi. Sono inoltre previste disposizioni che prevedono l'applicabilità, da parte dei medesimi intermediari finanziari, di ritenute o imposte sostitutive su taluni redditi di capitale e diversi di natura finanziaria.

In ipotesi di accredito dall'estero di flussi finanziari, il contribuente è tenuto a fornire i dati utili ai fini della determinazione della base imponibile del reddito di capitale o del reddito diverso percepito all'estero. In mancanza di tale informazione, gli intermediari sono tenuti ad applicare la ritenuta o l'imposta sostitutiva sull'intero importo del flusso in pagamento.

Da tali disposizioni deriva (almeno) un duplice ordine di riflessioni.

Da un lato, pare evidente come il cliente abbia l'interesse a chiedere l'intervento dell'intermediario così da evitare non solo di riportare il reddito in dichiarazione (e pagare autonomamente le imposte sui redditi), ma anche la compilazione del modulo RW; tale questione, e la correlata necessità di disporre delle corrette informazioni da parte della clientela, non può che essere affrontata da parte degli intermediari con la previsione di una procedura operativa manuale e complessa, caratterizzata da apposita modulistica da far sottoscrivere alla clientela e da elaborare per l'addebito e il versamento delle imposte.

Dall'altro, non è ben chiaro quale dovrebbe essere il trattamento da parte dell'intermediario in tutte le ipotesi (parrebbe, comunque, la maggior parte delle operazioni) in cui il cliente non comunica alcunché; in altri termini, ci si chiede se, in mancanza di informazioni da parte del cliente, l'assoggettamento a prelievo da parte dell'intermediario sull'intero importo (come sembra inferirsi dalla letteralità della norma) debba essere effettuato in ogni caso, oppure solamente quando l'intermediario è a conoscenza che gli accrediti riguardano redditi di natura finanziaria. Quest'ultima ipotesi sembra più ragionevole perché evita inutili conflitti con i clienti ed è certamente conforme agli interessi erariali. Tale soluzione interpretativa, tuttavia, appare difficilmente praticabile dal punto di vista operativo in quanto presuppone che l'intermediario conosca ed elabori la causale dell'accredito valutando ogni volta se il flusso deriva da un reddito estero da assoggettare ad imposizione ovvero se rappresenta un'operazione non avente natura reddituale (per esempio, somme ricevute a mutuo, trasferimenti di denaro tra familiari ecc.). Inoltre, anche in talune fattispecie riguardanti l'accredito di redditi di natura finanziaria dall'estero, questi potrebbero essere già stati assoggettati ad imposta italiana dal sostituto di imposta, come avviene, per esempio, per i proventi dal rimborso di Sicav estere collocate in Italia oppure da polizze assicurative con compagnie estere che hanno esercitato la specifica opzione per il pagamento dell'imposta sostitutiva italiana, oppure, ancora, essere esenti da imposizione (come nell'ipotesi di riscatto di polizze assicurative conseguente a decesso dell'assicurato) o già tassati con indicazione nel quadro RM o nel quadro RT delle dichiarazioni dei redditi del cliente per anni precedenti.

In relazione alle prevedibili complessità di gestione della questione e al rischio di assoggettare a tassazione fattispecie altrimenti non rilevanti (si pensi, anche, al caso di redditi percepiti da soggetti non residenti), sembrerebbe opportuno attendere chiarimenti da parte dell'Agenzia delle entrate, auspicabilmente tesi a confermare che l'obbligo per gli intermediari di applicare le ritenute sussista unicamente a condizione di apposita richiesta da parte del cliente, corredata di apposita comunicazione riportante anche il valore imponibile.

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