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Indagini sui c/c, sì al plafond

del 09/08/2013
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Indagini sui c/c, sì al plafond
È legittimo quantificare un plafond forfettario di prelevamenti per le spese personali del contribuente e della sua famiglia, in riferimento alla presunzione legale che qualifica sia i versamenti sia i prelevamenti ingiustificati sul conto corrente come ricavi e compensi. Sono le motivazioni che si leggono nella sentenza n. 58/3/13 emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Cremona, depositata in segreteria il 27 maggio scorso.

Con tre distinti avvisi di accertamento l'Agenzia delle entrate di Cremona ipotizzava dei maggiori ricavi sulla base di indagini bancarie operate sui conti del soggetto accertato. Il contribuente, rivolgendosi alla Commissione tributaria provinciale di Cremona, eccepiva la nullità per mancata allegazione del verbale di constatazione e per inesistente autorizzazione all'acquisizione della documentazione bancaria. Lo stesso contribuente, tra le altre eccezioni, nel merito, assumeva che una parte dei prelevamenti erano riconducibili a spese personali, necessarie per il sostentamento personale e per quello della sua famiglia. L'articolo 32, n. 2), del dpr 600/1973 dispone, nella sua attuale formulazione, che «sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche e accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell'ambito dei predetti rapporti od operazioni». Il contribuente, quindi, può liberarsi di questa presunzione, che ipotizza le uscite quali maggiori ricavi o compensi, se ha registrato l'uscita in contabilità, ovvero se fornisce le generalità del beneficiario della somma. Esistono, tuttavia, delle uscite per spese personali di cui, la maggior parte degli imprenditori o dei professionisti, in contabilità semplificata, non riescono a fornire una giustificazione. Sulla base di queste considerazioni, la Commissione provinciale di Cremona ha accolto il ricorso del contribuente sul punto specifico, quantificando un plafond annuale di 20 mila euro per spese personali, per ognuno dei tre esercizi accertati. A ben vedere la stessa amministrazione finanziaria, resasi conto della scarsa logicità di questa presunzione, nella circolare n. 32/E del 2006, ha invitato gli uffici periferici alla cautela, trascurando la dimostrazione di uscite che per la loro esiguità o per l'occasionalità e, comunque rapportate con il tenore di vita del contribuente e i ricavi dichiarati, possano, con ragionevole probabilità non avere rilevanza fiscale.

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