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Ires, ampliata la deducibilità

del 09/08/2013
di: di Duilio Liburdi
Ires, ampliata la deducibilità
Anche il regime di deducibilità degli interessi passivi ai fini Ires sarà rivisto all'interno della delega fiscale. Questa la novità di maggiore rilievo emergente dal testo che dovrebbe costituire la base di lavoro per l'emanazione delle norme attuative della riforma. Confermate le previsioni relative agli altri interventi sul tema quali quelle legate ad ammortamenti, spese generali e particolari categorie di costi con la salvaguardia e la specificazione del concetto di inerenza. In materia di perdite su crediti, invece, nonostante la previsione di principio contenuta nella delega, molte delle novità alle viste sono state realizzate mediante il recente intervento interpretativo da parte dell'agenzia delle entrate.

La riforma del reddito di impresa. L'articolo 12 del disegno di legge contenente il progetto di riforma fiscale disciplina gli interventi di razionalizzazione della determinazione del reddito di impresa e della produzione netta. Nella formulazione originaria del testo si faceva menzione, per esempio, alla introduzione di criteri che, ai fini delle imposte sui redditi, fossero in linea con quelli di redazione del bilancio in tema di perdite su crediti. Su questo aspetto, va detto però che, di fatto, i principi contenuti nel ddl sono stati anticipati in parte dal dl 83/2012 e, soprattutto, da un intervento interpretativo dell'Agenzia delle entrate che con la circolare n. 24 del 2013 ha, di fatto, affrontato il tema delle perdite su crediti in modo organico e complessivo. Una piccola integrazione rispetto al testo originario ha riguardato la lettera b) del comma 1, laddove si prevede, congiuntamente a un intervento di riforma del regime dei lavoratori all'estero, anche un intervento sul regime dei lavoratori transfrontalieri.

Gli interessi passivi. La modifica di maggiore spessore riguarda però l'inclusione nella delega del tema relativo a un intervento sul regime di deducibilità degli interessi passivi attualmente disciplinato dall'art. 96 del Tuir. Il regime in questione, tranne alcune deroghe (per esempio la deducibilità integrale degli interessi passivi sino a concorrenza degli interessi attivi ovvero la deducibilità integrale in relazione alle immobiliari per gli immobili destinati alla locazione), è estremamente penalizzante soprattutto in una fase congiunturale come quella attuale. Le disposizioni di legge consentono una deducibilità degli interessi passivi di competenza del periodo di imposta sino a concorrenza del 30% dell'ammontare del risultato operativo lordo ed è del tutto intuitivo che tale elemento, rappresenta una grandezza che nella attuale fase economica non consente una deducibilità enorme degli interessi passivi. Se la norma consente il riporto a nuovo senza limiti di tempo degli interessi passivi non dedotti in un determinato periodo di imposta è vero anche, che, in tali successivi periodi di imposta, sarà necessario che si verifichi una condizione in cui, intanto, vi è capienza per dedurre quelli di competenza dell'anno e poi, eventualmente, procedere al recupero di quelli non dedotti nei periodo di imposta precedenti. Si deve, dunque, immaginare in cosa possa consistere l'intervento riformatore all'interno della delega fiscale partendo dal presupposto che, seppure il tutto dovrà mantenere il regime di invarianza del gettito, le modifiche allo studio non potranno ovviamente disciplinare un regime meno conveniente di quello attuale. In linea di principio l'intervento più semplice sarebbe quello di incrementare la percentuale attualmente prevista consentendo un margine di recupero degli interessi più ampio prevedendo, contemporaneamente o in alternativa, anche un regime di recupero degli interessi passivi non dedotti in precedenza per quote, indipendentemente dal fatto che la percentuale del risultato operativo lordo presa in considerazione riesca ad assorbire gli interessi passivi di competenza. In ogni caso è questa una disposizione normativa strettamente legata alla congiuntura economica ed ai risultati delle imprese. È del tutto evidente che, nell'ipotesi in cui la crisi economica dovesse ridursi con una contemporanea ripresa della produttività e conseguentemente dei risultati delle imprese, anche a fronte del mantenimento della disciplina attuale si verificherebbe un risultato migliore in termini di deducibilità degli oneri di natura finanziaria. Alla luce delle disposizioni attuali, in effetti, l'unico vero vantaggio può essere conseguito in poche situazioni quali quella già segnalata con riferimento alle immobiliari di gestione ovvero nel caso in cui il soggetto Ires sia incluso nell'ambito di un perimetro di consolidamento seppure, con riferimento a tale ipotesi, alcune limitazioni siano state introdotte in via interpretativa con la circolare n. 19 del 2008.

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