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Bando Inail, palla al Quirinale

del 08/08/2013
di: di Roberto Lenzi
Bando Inail, palla al Quirinale
Diverse imprese hanno presentato al presidente della repubblica un ricorso contro l'Inail. Le ricorrenti provengono da tre diverse regioni e contestano sia la formazione della graduatoria approvata nel 2013 del bando Isi 2012, sia le modalità di gestione della stessa. Bando che dava contributi a fondo perduto fino al 50% della spesa in investimenti per la sicurezza dei lavoratori (come sostituzione di macchinari, rimozione eternit, costruzione barriere antinfortunistiche ecc.). I motivi del ricorso sono diversi. Il più evidente è legato all'errata applicazione da parte dell'Inail di quanto previsto dalle legge, per la gestione dei bandi a sportello.

La sentenza del Tar di marzo. I motivi del ricorso sono stati ripresi da quanto pronunciato dal Tar del Lazio ( Roma, sez. III quater, n.1868/2013) e resi noti a marzo di quest'anno. In quella sentenza, le cui motivazioni sono le stesse proposte dagli attuali ricorrenti, l'Inail è stato dichiarato soccombente. Esemplificando il Tar ritiene che le istruttorie non andassero limitate alle aziende che teoricamente utilizzano i fondi, ma che le stesse dovessero essere estese a tutte le aziende che hanno partecipato al bando. Questo permetterebbe di assegnare tutti i fondi disponibili sulla graduatoria a cui concorrono le imprese, all'interno della stessa, facendo lo scorrimento , di volta involta che si liberano fondi. Il bando in questione, sul quale il Tar si è già espresso è il primo bando fatto da Inail con le modalità nuove , che vedremo di seguito. Nel primo bando , addirittura, il sistema prevedeva che le imprese che teoricamente esaurivano i fondi determinavano il blocco del sistema di invio. Pertanto se c'erano fondi per 250 imprese, la 251esima non poteva procedere all'invio, quindi non era possibile sapere chi fosse questa impresa. È questo fatto che ha determinato l'impossibilità, per i ricorrenti, di quel bando di farsi assegnare le risorse disponibili. In quanto era impossibile ricostruire se i ricorrenti sarebbero stati i 251esimi o i 700 esimi, comunque fuori dai possibili beneficiari.

La procedura. La procedura per l'invio telematico delle domande prevedeva alcuni passaggi operativi:

  • inserimento della domanda online nell'area dedicata dei Servizi online del portale dell'Inail per poter raggiungere il punteggio minimo di ammissibilità;

  • download del codice identificativo;

  • invio della domanda online all'ora del Click day, nel giorno stabilito, spesso diverso da regione a regione durante il quale era possibile inoltrare le domande telematiche già compilate;

  • determinazione di una graduatoria con imprese coperte da fondi e imprese collocate in graduatoria, con evidente la posizione, ma non coperte da fondi e quindi in posizione non utile per ricevere i contributi.

  • Far pervenire alla sede Inail di riferimento la documentazione prevista dal bando. Adempimento al quale doveva attenersi entro il 27 maggio 2013 le imprese collocate in posizione utile per il finanziamento.

    La differenza del III bando. A partire dal secondo bando e quindi anche nel terzo, di cui si tratta attualmente, l'Inail, complice un problema che aveva bloccato l'invio delle domande sul primo bando, ha cambiato sistema di ricevimento delle domande. Tutte le imprese caricate sul sistema effettuano l'invio nel famoso click day, successivamente, viene resa la graduatoria degli ammessi e degli esclusi, evidenziando la posizione in graduatoria, di ambedue le categorie Alla fine è quindi nota sia la posizione di coloro che sono collocati in graduatoria in posizione utile sia degli altri.

    L'errore contestato dai ricorrenti. Nello stilare la graduatoria Inail, ha continuato a mantenere l'impostazione di assegnare le risorse disponibili solo alle imprese che coprivano i fondi disponibili. Quindi se i fondi erano teoricamente per 250 imprese, l'Inail ha bloccato gli ammessi a questo numero. In teoria può sembrare corretto, ma nella pratica, tutti i bandi a sportello, vedono imprese che effettuano spese più basse rispetto a quelle iscritte in domanda. L'ente stesso, nell'istruttoria, spesso taglia alcune spese o non ammette alcuni progetti. Alcune imprese rinunciano all'investimento, o li riducono, ovvero si trovano con i Durc irregolari e non possono richiedere l'erogazione, ecc.: tutti questi fattori portano a liberare fondi. Se Inail procedesse, come richiesto dai ricorrenti, dovrebbe utilizzare questi fondi per coprire le aziende che sono collocate in graduatoria nelle posizioni a ridosso degli ammessi e scendere fino all'esaurimento della stessa, se le risorse lo consentono. È opportuno evidenziare che la sentenza del Tar è stata resa pubblica solo a marzo, quando la procedure da parte di Inail era avviata. Come spesso accade era difficile, fermare una procedura in essere. Oggi le imprese ricorrenti, e anche le altre, si aspettano che l'istituto prenda atto, della situazione e si attivi senza attendere l'esito dei ricorsi, applicando le norme che esso stesso richiama, nell'interesse di Inail stesso e delle imprese, con lo stesso obiettivo, mettere le imprese in sicurezza, nell'interesse dei lavoratori.

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