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Banche al mercato dei minibond

del 08/08/2013
di: di Luigi Chiarello
Banche al mercato dei minibond
Banche e altri intermediari possono tranquillamente investire senza ostacoli nei minibond delle pmi, i nuovi strumenti finanziari che le imprese possono emettere, a seguito dell'emanazione dell'articolo 32 del decreto legge 83/2012 (convertito nella legge 134/2012). Di più le cambiali finanziarie e le obbligazioni che le pmi decidono di emanare possono anche trovare sponsor tra gli istituti di credito. E per tutto questo banche e intermediari non sono soggetti ad alcun obbligo di autorizzazione, né devono accreditarsi presso l'Autorità di vigilanza. Quindi, i minibond delle pmi possono contare su un mercato totalmente libero. Anche perché si tratta di nuove leve, attraverso cui il governo (sentita Bankitalia) punta a «favorire lo sviluppo di un segmento del mercato dei capitali, che può rafforzare la struttura finanziaria delle imprese italiane, rendendole meno dipendenti dal credito bancario»: a spiegare con queste parole la partita in gioco, ieri in commissione finanze alla camera, è stato il viceministro all'economia e finanze, Luigi Casero, rispondendo a una interrogazione a risposta immediata del deputato Marco Causi (Pd). Casero ha riepilogato come oggi sia prevista dall'ordinamento italiano «la possibilità per le pmi di emettere cambiali finanziarie e obbligazioni senza sottostare agli ordinari vincoli alla raccolta del risparmio fra il pubblico da parte di società non bancarie». Di più: il viceministro ha ricordato anche che per stimolare queste emissioni sono state introdotte «alcune specifiche agevolazioni fiscali».

I minibond sono strumenti finanziari riservati alla sola sottoscrizione di investitori professionali. «In alcune ipotesi», ha chiosato Casero, «l'emissione deve essere assistita, in qualità di sponsor, da un intermediario». Una banca, una impresa di investimento, una società di gestione del risparmio o una sicav. Insomma chiunque sia, lo sponsor ha un obbligo: deve mantenere nel proprio portafoglio, fino a scadenza naturale un ammontare minimo dell'emissione di minibond. Ma tirando le somme, banche e intermediari vigilati possono liberamente investire in questi strumenti. Unico limite: «il rispetto», spiega Casero, «della generale disciplina prudenziale a presidio della stabilità e della sana e prudente gestione».

Il protagonismo di Cassa depositi e prestiti. Nel question time in commissione Finanze, Causi ha posto un secondo interrogativo relativo al ruolo di Cdp spa. In sostanza, il deputato ha chiesto se Cassa depositi e prestiti spa potesse, in qualità di intermediario, investire direttamente nei minibond delle pmi. Sul punto, Casero ha dato un aut aut. Riportando un parere della Segreteria del Comitato interministeriale per il credito e risparmio: «Considerato lo speciale statuto legislativo di questo intermediario (Cdp, ndr), per abilitare lo stesso a investire in strumenti della specie potrebbe rendersi necessaria una specifica disposizione di legge», ha detto.

Casero ha comunque ricordato che Cdp spa sta già seguendo con attenzione la questione relativa all'atteggiamento più prudenziale assunto dalle banche sul fronte investimenti e riduzione del debito (deleveraging). Fenomeno dovuto principalmente ai più stringenti requisiti di patrimonializzazione imposti agli istituti di credito da Basilea 3. Per questo, ha spiegato il viceministro, Cdp spa ha varato «due strumenti di supporto al sistema finanza-impresa:». E cioè: «Il Plafond pmi per far fronte alla carenza di liquidità del sistema bancario, e il Fondo italiano d'investimento (Fii) per facilitare la patrimonializzazione delle imprese con fini non speculativi».

I due strumenti, ha spiegato il viceministro, «sono ormai a regime e pienamente operativi». Della prima leva sono oltre 63 mila aziende che ne beneficiano indirettamente, 300 sono le banche convenzionate, mentre gli sportelli bancari raggiunti arrivano al 78% e il territorio nazionale è interamente coperto. Del secondo strumento, invece, hanno beneficiato direttamente 30 pmi, attraverso investimenti del Fii. E indirettamente 14 fondi equity.

Nuove frontiere. Casero ha quindi concluso il question time rivelando che «nel prossimo triennio, attraverso un progressivo allargamento del perimetro di azione di Cdp spa, potrebbero essere mobilitate ulteriori risorse (fino a 15 mld di euro) a favore di altre iniziative». Tra le quali «nuovi prodotti di export finance e internazionalizzazione», un nuovo «plafond per imprese di media dimensione», un «plafond macchinari-impianti-attrezzature» e nuovi «strumenti per favorire l'accesso al credito delle imprese». Quali appunto, i «minibond per le pmi» e «cartolarizzazioni di prestiti alle imprese».

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