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Fisco, i big rispondono presente

del 08/08/2013
di: Pagina a cura di Valerio Stroppa
Fisco, i big rispondono presente
Il fisco chiama, le multinazionali rispondono. Tra controlli sempre più stringenti e assenza di certezze nelle operazioni aziendali complesse il desiderio della tranquillità fiscale spinge i grandi gruppi a collaborare con l'amministrazione finanziaria. A testimoniarlo sono le 84 candidature ricevute dall'Agenzia delle entrate per partecipare al regime di adempimento collaborativo (si veda ItaliaOggi di ieri), progetto pilota lanciato da via Cristoforo Colombo per perseguire la cooperazione rafforzata raccomandata dall'Ocse. Anche in vista del fatto che la delega fiscale all'esame del parlamento prevede, in futuro, strutture aziendali di controllo interno volto alla gestione del tax risk. L'Agenzia, nel frattempo, non abbassa la guardia sui big: con la circolare n. 25/E dello scorso 31 luglio, recante gli indirizzi operativi per le verifiche 2013, sono state fornite agli uffici ulteriori istruzioni per l'azione antievasione.

Il progetto pilota. Il regime di cooperazione rafforzata lanciato dalle Entrate a fine giugno è volto a migliorare i rapporti tra fisco e grandi contribuenti. A fronte di una totale disclosure, le aziende dovrebbero vedere le proprie esigenze di certezza soddisfatte in misura maggiore e più rapidamente. La fase del controllo, di fatto, si sposterebbe da ex post a ex ante, arrivando in questo modo a una forma evoluta dell'attuale tutoraggio già previsto dal dl n. 185/2008 per le imprese di maggiori dimensioni. Il progetto, pur apprezzato nelle finalità dagli operatori, si prestava però ad alcune possibili criticità. In primo luogo i requisiti per l'accesso: aver realizzato nel 2011 un fatturato di almeno 100 milioni di euro e aver adottato al proprio interno modelli di gestione del rischio ai sensi del dlgs n. 231/2001 oppure appositi sistemi di controllo del rischio fiscale (tuttavia poco diffusi in Italia). Paletti capaci di ridurre sensibilmente la platea dei soggetti interessati al programma, a fronte dei 3.200 costantemente monitorati dal fisco. Inoltre, secondo i professionisti, l'assenza di benefici chiari e concreti noti fin da subito poteva costituire un disincentivo alla partecipazione (si veda ItaliaOggi Sette dell'8 luglio 2013). Perplessità smentite dai fatti. Il buon numero di candidature dimostra «l'apprezzamento per le iniziative che contribuiscono a far evolvere il rapporto tributario in forme più moderne basate sulla collaborazione, la trasparenza e la fiducia reciproca», sottolineano le Entrate. Ora toccherà passare all'azione. Entro fine settembre l'amministrazione finanziaria convocherà le imprese per avviare i diversi tavoli tecnici. I gruppi di lavoro avranno il compito di studiare le caratteristiche dei vari modelli interni di gestione del tax risk, individuando in seguito i dettagli concreti della compliance avanzata.

La delega. Sviluppare una cooperazione rafforzata tra fisco e imprese è anche uno degli obiettivi che si pone il ddl delega fiscale che ha ripreso nelle scorse settimane il suo cammino in parlamento. In sede attuativa l'esecutivo dovrà, infatti, prevedere per le grandi realtà l'obbligo di dotarsi di sistemi aziendali di gestione e controllo del rischio fiscale, con una chiara attribuzione di responsabilità nel sistema di audit interno. A fronte di ciò saranno previsti minori adempimenti per i contribuenti, la riduzione delle eventuali sanzioni, nonché interpelli preventivi con procedura abbreviata. Il regime di adempimento collaborativo sperimentato dalle Entrate potrebbe costituire un buon banco di prova prima di passare alla via legislativa.

I controlli. La pianificazione fiscale aggressiva resta sotto scacco. Spostamenti artificiosi della base imponibile in paesi dove il prelievo tributario è più leggero e profit shifting rimangono le fattispecie nel mirino dell'Agenzia delle entrate, come pure esterovestizioni e stabili organizzazioni occulte. Ma la circolare n. 25/E del 2013 fornisce anche indicazioni sulle priorità da seguire nell'accertare i grandi contribuenti nel corso dell'anno. Precedenza alle posizioni riguardanti annualità per le quali il potere di accertamento decade al prossimo 31 dicembre. Occhi puntati, poi, sulle operazioni più complesse, che necessitano di un'attività istruttoria articolata (abuso di diritto o elusione, costi black list, etc.). Infine saranno passate al setaccio «le situazioni che richiedono la massima attenzione a tutela del credito erariale», quali falsi rimborsi, decadenza di fideiussioni o situazioni debitorie di notevole entità.

Per ciascuna delle 3.200 grandi aziende «tutorate» gli uffici dovranno compilare un'apposita scheda di rischio di evasione. Al fine di ottimizzare tempi e risorse, i soggetti che finora hanno ottenuto rating «basso» per almeno due anni consecutivi subiranno un mero aggiornamento della scheda, limitatamente ai dati relativi alle ultime dichiarazioni presentate e al bilancio. Indicazioni ad hoc riguardo all'adesione al regime degli oneri documentali sul transfer pricing (introdotto dal dl n. 78/2010), che consente la disapplicazione delle sanzioni in caso di rettifica dei prezzi praticati: aver predisposto la «t.p. documentation» non equivale certo a un'assenza di controlli, ma in presenza della documentazione questi dovranno essere «adeguatamente motivati» e i contenuti valutati in maniera «equilibrata», al fine di accertare la sussistenza o meno «di un genuino impegno dell'impresa a rendere trasparente il processo di determinazione dei prezzi delle proprie transazioni infragruppo».

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