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Demolizioni, basta la Scia se dopo c'è la ricostruzione

del 07/08/2013
di: Marco Eramo
Demolizioni, basta la Scia se dopo c'è la ricostruzione
Con le modifiche al Testo unico in materia edilizia contenute all'art. 30 del decreto del Fare, gli interventi di demolizione e ricostruzione che comportano la modifica della sagoma dell'edificio preesistente (a eccezione di quelli che hanno come oggetto immobili vincolati in base al codice dei beni culturali) saranno eseguibili presentando una Scia (Segnalazione certificata d'inizio attività). L'operatore potrà, quindi, dare inizio ai lavori il giorno dopo la presentazione della segnalazione, salvo che l'immobile da demolire si trovi all'interno delle parti storiche degli insediamenti urbani, le zone omogenee A. In quest'ultimo caso, invece, si potrà presentare una Scia, ma sarà necessario attendere 30 giorni per avviare i lavori. A riprova della non necessità e urgenza dell'intervento normativo, il governo, nel medesimo decreto, prima ha sospeso l'efficacia delle modifiche al dpr 380/2001 alla data di conversione del decreto, quindi ha ulteriormente rinviato l'efficacia della norma relativa all'applicabilità della scia agli interventi di demolizione e ricostruzione degli immobili siti all'interno delle parti storiche degli insediamenti. È stata riconosciuta ai comuni, infatti, la facoltà (da esercitare entro il 31 dicembre 2013) di individuare le parti delle zone A rispetto alle quali non sarà possibile procedere, con la Scia, per realizzare interventi di demolizione e ricostruzione che comportano la modifica della sagoma dell'edificio preesistente. E, nello stesso tempo, è stato stabilito che la norma in questione non trova, comunque, applicazione per le zone omogenee A fino al 30 giugno 2014. Questa ennesima operazione di taglia e cuci del testo unico è stata condotta senza aver compiuto alcuna valutazione sull'effettivo impatto delle precedenti modifiche, che vanno misurate in termini di titoli abilitativi richiesti, di autorizzazioni rilasciate e di interventi eseguiti in base alle norme che si sono stratificate nel corso dell'ultimo quinquennio. Va, inoltre, anche osservato che le modifiche contenute nel dl fare presentano almeno un problema applicativo. La mancata coincidenza fra il termine entro il quale i comuni possono restringere il campo di applicazione della norma, e quello fino al quale la disposizione non sarà efficace, sarà all'origine di problemi interpretativi e contenziosi. Basti pensare all'eventualità nella quale i comuni approveranno la delibera dopo il termine del 31 dicembre. In questo caso, non è sicuro se la restrizione del campo di applicazione produrrà o no un effetto giuridico. Il legislatore non ha chiarito la questione e dunque, se ne dovranno occupare i tribunali amministrativi che saranno chiamati a giudicare i contenziosi che si apriranno.

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