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Befera ai dipendenti: rispetto dei cittadini

del 06/08/2013
di: La Redazione
Befera ai dipendenti: rispetto dei cittadini
ItaliaOggi pubblica un estratto della lettera di Attilio Befera ai dipendenti dell'Agenzia delle entrate del 3 agosto 2013

...Purtroppo, tanto più elevata è la consapevolezza dell'importanza del nostro lavoro, tanto più in basso ci si sente sprofondare, quando i nostri comportamenti sono percepiti dagli interessati come una sequenza di vessazioni amministrative, quasi fatte apposta per alimentare, invece che la tax compliance, un istintivo senso di rivolta contro il fisco e le sue pretese. Con questa percezione perde infatti di senso, e si rovescia anzi nel suo contrario, quella che dovrebbe essere un'attività qualificata di servizio e assistenza a persone spesso comprensibilmente incerte e smarrite di fronte alla complicatezza degli adempimenti fiscali da assolvere.

La cronaca ci consegna episodi che paiono talvolta condensare un campionario così completo di mala burocrazia da sembrare solo casi teorici di scuola.

…C'è una regola semplice che può far capire, anzi «sentire», immediatamente ciò che ogni volta è giusto fare. È una sorta di versione amministrativa della golden rule, la regola aurea radicata nella nostra tradizione, e nella quale siamo stati tutti educati. Nel nostro caso questa regola suona così: come riterreste giusto e ragionevole che i funzionari del fisco si comportassero con voi quando siete voi i contribuenti? Riterreste o no giusto e ragionevole che vi ascoltassero con attenzione considerando seriamente il vostro punto di vista?

La golden rule è una regola metagiuridica, ma il campo cui ci stiamo riferendo, le modalità della prestazione di lavoro, è governato anche da cogenti regole giuridiche. Una di queste condensa, con la sinteticità icastica tipica dell'antica tradizione romanistica, che pure è alla base della nostra cultura, uno dei requisiti qualitativi essenziali della prestazione lavorativa. Si tratta di un criterio assai rilevante di valutazione dell'attività prestata dal lavoratore, che il codice civile definisce in modo molto preciso. È quello della «diligenza del buon padre di famiglia», formulato dall'art. 1176 c.c. Questa norma impone di dedicare alle proprie mansioni lo stesso impegno e le stesse attenzioni che dedichiamo quotidianamente alle cure della nostra famiglia.

Il senatore Pietro Ichino, che ho personalmente incontrato dopo la pubblicazione della lettera con cui ha voluto raccontare, come lui stesso le ha definite, «le disavventure di un cittadino che vuol pagare le tasse», mi ha fatto osservare, con la competenza propria di un giuslavorista assai autorevole qual egli è, che il criterio della «diligenza del buon padre di famiglia» non è fattuale, ma prescrittivo. Questo significa due cose. In primo luogo, la norma non parla di «diligenza del padre di famiglia», ma di «diligenza del buon padre di famiglia». In altre parole, il criterio obbliga a riservare agli utenti di un servizio pubblico un trattamento migliore di quello riservato ai propri figli, quando non si ha di fatto nei loro riguardi il comportamento proprio di un buon genitore.

In secondo luogo, il criterio cui ci stiamo riferendo impone che la diligenza di chi nel contratto deduce la propria attività professionale venga valutata anche «con riguardo alla natura» dell'attività stessa: non basta, dunque, che il lavoratore svolga la propria prestazione con lo stesso impegno con cui un genitore buono e avveduto si occupa normalmente, in casa propria, degli interessi della propria famiglia, ma occorre altresì che egli applichi la perizia necessaria affinché il lavoro sia eseguito secondo lo standard di perfezione che normalmente si richiede a chi svolge professionalmente la stessa attività. Alla stregua di tale criterio, dall'addetto a compiti di servizio si richiede una cura particolare nel rapporto con l'interlocutore, che comporta cortesia, disponibilità al colloquio e alle spiegazioni necessarie, ricerca attenta di sintonia, in misura superiore a quanto si può chiedere a una persona qualsiasi...

Attilio Befera

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