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Il Durt esce dal dl del fare

del 06/08/2013
di: di Beatrice Migliorini
Il Durt esce dal dl del fare
Il Durt (Documento unico di regolarità tributaria) esce dal decreto del fare. Durante la seduta di ieri, infatti, le Commissioni bilancio e affari costituzionali del Senato hanno cancellato dal testo del dl 69/2013 la modifica che era stata apportata alla camera alla norma relativa alla responsabilità solidale negli appalti. La disposizione (art. 50) prevedeva l'esclusione della responsabilità solidale dell'appaltatore, nei confronti del subappaltatore, qualora acquisisse da quest'ultimo il Durt. Conseguenza diretta di questa disposizione, il fatto che l'appaltatore, fino all'acquisizione del Durt, poteva sospendere il pagamento del corrispettivo. Si torna quindi al testo originario del governo in tema di responsabilità solidale fiscale negli appalti. La questione, però, non sembra essere definitivamente archiviata. Le Commissioni affari costituzionali e bilancio di palazzo Madama hanno, infatti, approvato un ordine del giorno che prevede il rinvio della questione alla delega fiscale (al momento all'attenzione della Commissione finanze a Montecitorio).

Il Durt. La norma introdotta da Montecitorio prevedeva che la responsabilità solidale dell'appaltatore, nei confronti del subappaltatore, fosse esclusa nel caso in cui fosse verificata la corretta esecuzione degli adempimenti attraverso l'acquisizione del nuovo Documento unico di regolarità tributaria relativa al subappaltatore. La norma prevedeva, inoltre, che le imprese dovessero comunicare periodicamente all'Agenzia delle entrate i dati contabili e i documenti primari relativi alle retribuzioni erogate, ai contributi versati e alle imposte dovute. Se da un lato l'adempimento era facoltativo, per chi in realtà voleva ottenere le certificazioni in tempo reale era, di fatto, un obbligo. A dichiarare la propria parziale soddisfazione a seguito dell'abolizione del Durt, Ivan Malavasi, presidente di Rete imprese Italia. «Il Durt introduceva adempimenti punitivi per le imprese, però la soluzione è incompleta. Serve, infatti, anche l'abolizione definitiva della responsabilità solidale negli appalti». Sulla stessa lunghezza d'onda anche il vicepresidente della Commissione finanze della camera, Enrico Zanetti: «Senza l'abrogazione del regime di responsabilità solidale negli appalti, restano in vigore adempimenti inutili che mettono a rischio la filiera dei pagamenti».

Stipendi. Le Commissioni fanno retromarcia anche sul tetto ai compensi dei manager pubblici. La norma, introdotta alla Camera, prevedeva un limite ai compensi sulla base di un sistema differenziato per le società non quotate controllate da società con titoli azionari quotati, rispetto a quelle controllate da società emittenti altri strumenti finanziari. Per le quotate a controllo pubblico, era prevista una riduzione del 25% dei compensi, rispetto a quelli deliberati per il precedente mandato. Era, inoltre, stabilito il divieto di corrispondere agli amministratori con deleghe bonus, di fine mandato. Si torna, quindi, a quanto previsto dal decreto Salva Italia (201/2011), in base al quale, il compenso degli amministratori dotati di particolari cariche fissato dal cda delle società non quotate direttamente e indirettamente controllate dalle pubbliche amministrazioni, non può comunque essere superiore al trattamento economico del primo presidente della Corte di cassazione (300 mila euro). La modifica escludeva, invece, dal tetto il trattamento economico degli amministratori dotati di particolari cariche delle società quotate e a controllo pubblico diretto o indiretto che svolgono servizi di interesse generale anche di rilevanza economica.

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