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L'Isi? Ora è illegale

del 03/08/2013
di: di Marilisa Bombi
L'Isi? Ora è illegale
L'imposta sugli intrattenimenti, comunemente chiamata Isi, è in contrasto con la direttiva Cee del 28 novembre 2006, n. 112, art. 401, che pone il divieto agli stati membri di applicare oltre all'Iva altri tributi aventi il carattere di imposta sul volume di affari. Lo ha affermato la prima sezione della Commissione tributaria provinciale di Savona accogliendo, con le sentenze 38/41 del 2013, quattro distinti ricorsi, promossi dal medesimo studio legale, incentrati tutti sulla identica problematica, ed annullando, quindi, i relativi atti di accertamento dell'Agenzia delle entrate. L'Isi è un'imposta alla quale sono assoggettati gli introiti derivanti da alcune attività appartenenti al settore dello spettacolo, degli intrattenimenti ed anche al comparto dei giochi. Introdotta con il decreto legislativo del 26 febbraio 1999, n. 60, era andata a sostituire la precedente «imposta sugli spettacoli». In tale contesto il legislatore aveva provveduto a modificare la disciplina preesistente, intervenendo sull'articolato normativo del dpr n. 640/72 di disciplina dell'imposta sugli spettacoli e modificando anche la denominazione del tributo in imposta sugli intrattenimenti. Quanto all'Iva, veniva modificato il dpr n. 633/72. Nella sostanza, la predetta riforma ha distinto tra attività di intrattenimento, assoggettate all'Isi e regolamentate, quindi, dal dpr 640/72, nonché al regime Iva dettato dall'art. 74, sesto comma, del dpr n. 633/72 e attività di spettacolo, sottoponendole alla sola Iva secondo le disposizioni stabilite dall'art. 74-quater del medesimo dpr n. 63/72. Dal complesso quadro di riferimento emerge che ai trattenimenti danzanti in discoteche e sale da ballo, qualora l'esecuzione di musica dal vivo sia di durata pari o superiore al 50% dell'orario complessivo di apertura al pubblico dell'esercizio, l'attività è considerata di spettacolo (n. 3 della tabella C allegata al dpr n. 633/72) e quindi soggetta alla sola Iva con aliquota ordinaria oggi al 21%. Qualora, invece, i trattenimenti danzanti risultino senza musica dal vivo o anche con musica dal vivo di durata inferiore al 50% dell'orario complessivo di apertura al pubblico dell'esercizio, l'attività è classificata di intrattenimento (n. 1 della tariffa allegata al dpr n. 633/72) ed i relativi corrispettivi sono soggetti all'Isi, con aliquota del 16% nonché all'Iva secondo le disposizioni dell'art. 74, comma 6, del dpr n. 633/72 e con l'applicazione dell'ordinaria aliquota oggi del 21%. In sostanza, riguardo a tale ultima fattispecie viene a concretizzarsi una duplice sottoposizione dello stesso corrispettivo del servizio di intrattenimento danzante reso a due tributi sulla cifra d'affari, Isi e Iva, con un carico tributario inammissibile perché in contrasto con la disposizione recata dalla direttiva Cee 112/2006, art. 401, in vigore dal 1 gennaio 2007 che pone il divieto agli stati membri di applicare, oltre all'Iva, altri tributi aventi carattere di imposta sul volume d'affari.
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