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Franchigia, conta il dichiarato

del 03/08/2013
di: di Fabrizio G. Poggiani
Franchigia, conta il dichiarato
Calcolo del 20% della franchigia, che permette il via libera all'accertamento, tenendo conto del reddito dichiarato e non di quello accertato.

Questo quanto si evince dalla circolare 24/E dello scorso 31 luglio (si veda ItaliaOggi del 1° e del 2 agosto) emanata dall'Agenzia delle entrate per rendere operativo l'accertamento sintetico del reddito complessivo delle persone fisiche. Rispetto al vecchio «redditometro», applicabile ai redditi determinati sino al 2008, il previgente art. 38, del dpr n. 600/1973, prevedeva una franchigia del 25%, mentre il novellato articolo, a partire dai redditi del 2009, tiene conto di una franchigia ridotta al 20% (un quinto); letteralmente, il comma 6, dell'art. 38 citato dispone che «la determinazione sintetica del reddito complessivo (…) è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato».

Posta la detta riduzione è evidente che, a partire dai redditi dichiarati nel 2009, si rende necessario determinare il 20% di scostamento tenendo ben presente il reddito sinteticamente accertabile.

Fin dal 1992, con una nota specifica, il Secit (i super ispettori del Fisco) aveva affermato che «l'ufficio può procedere ad accertamento sintetico se il reddito dichiarato è inferiore al reddito accertabile diminuito di un importo paria a un quarto (oggi un quinto) di quest'ultimo reddito» precisando ulteriormente che «l'attuale formulazione normativa (art. 38, comma 4, dpr n. 600/1973) andrebbe modificata al fine di rendere del tutto evidente tale impostazione, in quanto il testo vigente può far sorgere il dubbio che lo scostamento si riferisca, invece, al 25% (oggi 20%) del reddito complessivo dichiarato».

Successivamente, anche le indicazioni fornite dall'Amministrazione finanziaria in relazione all'emanazione del dm 19/11/1992 evidenziavano che la franchigia, all'epoca del 25%, doveva essere determinata considerando il reddito sinteticamente accertato e non quello complessivamente dichiarato; a supporto anche una risposta fornita dall'Agenzia delle entrate nel corso di un incontro con la stampa specializzata del 2011 che andava in tal senso, essendo confermato che il 20% di franchigia doveva essere determinato tenendo conto del reddito sintetico accertabile.

Nel corso di un successivo incontro con la stampa specializzata (2012), la stessa Agenzia delle entrate ha affermato, al contrario, che «la disposizione normativa prevede che la determinazione del reddito è ammessa a condizione che il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto il reddito dichiarato», precisando che la franchigia deve far riferimento al reddito dichiarato.

Per sedare ogni dubbio, nella circolare in commento (§ 3.5 - pagg. 21/22) dello scorso 31 luglio, l'Agenzia delle entrate ha proposto un esempio, confermando che se il reddito dichiarato è pari a 100 «si può procedere all'accertamento qualora il reddito accertabile sia pari almeno a 121 (100+20%=120), come già chiarito dall'Agenzia nell'ambito di Telefisco 2012».

In effetti, il comma 6, dell'art. 38, dpr 600/1973, come indicato in precedenza, dispone letteralmente che l'accertamento è possibile se «il reddito complessivo accertabile ecceda di almeno un quinto quello dichiarato», lasciando poche possibilità interpretative e confermando che il calcolo della franchigia, oggi del 20%, deve essere determinato tenendo conto del «reddito complessivo accertabile» e non di quello «complessivamente dichiarato».

Considerato il tenore letterale delle disposizioni, cui i giudici di merito e di legittimità fanno sempre e prioritariamente riferimento, e le indicazioni altalenanti fornite dall'Agenzia delle entrate, che possono essere disattese anche dagli uffici periferici, questa situazione comporterà sicuramente una prolificazione del contenzioso, soprattutto quando la franchigia, calcolata in un modo o in un altro, sarà determinante per far scattare l'accertamento sintetico.

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