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La burocrazia, un male tipicamente italiano

del 02/08/2013
di: La Redazione
La burocrazia, un male tipicamente italiano
«A noi ingegneri sembra che la netta riduzione degli impedimenti burocratici sia una precondizione necessaria per lo sviluppo del paese». Il vicepresidente vicario del Cni, Fabio Bonfà, approfondisce il tema dello snellimento dei gangli amministrativi italiani, ostacolo che contribuisce da molto tempo a bloccare le vene dell'imprenditoria indigena. «Il prezzo pagato alla burocrazia è troppo elevato», commenta Bonfà, che cita il presidente di Confindustria Squinzi, titolare anche di un'azienda chimica leader del settore, nel momento in cui racconta un episodio proverbiale. Nel corso dell'ultima assemblea egli ha infatti riferito, dice il vicepresidente del Cni, che la propria azienda produce lo stesso prodotto in due stabilimenti diversi, uno in Italia e uno negli Stati Uniti d'America, in Italia servono 17 autorizzazioni, in America 1 sola. «Ecco perché dico che il tema della semplificazione è fondamentale per il sistema paese. È anche a causa di un funzionamento esasperante della burocrazia che le aziende italiane hanno perduto la propria competitività e gli investitori si tengono lontani da noi». Un dato su tutti appare quanto mai indicativo. «Questa ci costa 60 miliardi di euro, ridurne il peso del 25% porterebbe a un aumento di un punto e mezzo del Pil», sostiene Bonfà, che prosegue. «Chiediamo norme chiare e applicabili che ci permettano di lavorare». E avanza, per supportare la propria riflessione, un esempio. Decreto milleproroghe: Art. 1, comma 5-ter: È ulteriormente prorogato al 31 ottobre 2010 il termine di cui al primo periodo del comma 8-quinquies dell'articolo 6 del decreto legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito con modificazioni, della legge 26 febbraio 2007, n. 17, come da ultimo prorogato al 31 dicembre 2007, n. 248, convertito con modificazioni dalla legge 28 febbraio 2008, n. 3. «Capisco che la burocrazia abbia i suoi linguaggi specifici ma esiste comunque un limite quando si confronta con l'esterno. Noi vogliamo contribuirne allo snellimento certificando, assumendoci la responsabilità della legittimità degli interventi. Ma possiamo farlo con una normativa così?».

Parlando di amministrazione però è necessario anche aprire il discorso sugli open data ovvero la trasparenza dei dati, «strumento utile a recuperare il rapporto con la popolazione, facilitando il circolo delle informazioni e consentendo un migliore utilizzo dei servizi. In Italia per fortuna esiste già una legislazione orientata in questo senso, tuttavia questa opportunità appare ancora lontana dall'essere sfruttata adeguatamente. Resta nelle intenzioni, sulla carta, mentre notevoli sono le potenzialità economiche, pur nascoste dietro al processo di apertura delle informazioni, potenzialità che potrebbero essere concretizzate in numerosi nuovi settori in grado di rilanciare l'economia».

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