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Redditometro, tutele retroattive

del 02/08/2013
di: di Duilio Liburdi
Redditometro, tutele retroattive
Nel contenzioso sul vecchio redditometro sarà utile far valere il pensiero dell'Agenzia delle entrate sulla affidabilità del nuovo strumento: se, infatti, l'intervento viene definito di sistema e non una semplice evoluzione, le garanzie del nuovo sistema devono valere comunque. Peraltro, nella stessa circolare, si definisce il nuovo redditometro come uno strumento che non prevede la quantificazione del reddito complessivo accertabile con un approccio meramente statistico basato sulla semplice disponibilità di beni e servizi ai quali sono correlati indici e coefficienti. Il che, evidentemente, significa che invece sino al 2008 era questa la logica di tale tipologia di accertamento. Sono alcune delle ulteriori considerazioni che possono essere ricavate dalla circolare 24/E dell'Agenzia delle entrate in tema di redditometro (si veda ItaliaOggi del 1° agosto e altri articoli a pagina 27). Un tema delicato, sia perché gli avvisi di accertamento che si fondano sul vecchio articolo 38 sono numerosi sia perché sino alla fine del 2013 sarà ancora utilizzata la vecchia disciplina, è quello della opponibilità delle risultanze e dei principi recati dalla riforma di fronte alle contestazioni formulate dall'amministrazione finanziaria. Sul punto, è evidente come l'Agenzia, anche comprensibilmente da un punto di vista istituzionale, sostenga l'inapplicabilità del «confronto» tra vecchio e nuovo. Il farlo significherebbe, nella più parte dei casi, far cadere le contestazioni. Da un punto di vista della strategia processuale appare senza dubbio opportuno formulare questo tipo di osservazione, e cioè che l'affidabilità del nuovo strumento laddove sia possibile il confronto tra i dati, prevale sul concetto del vecchio redditometro. Peraltro, qualche spunto emerge dalla stessa circolare dell'amministrazione finanziaria dove si afferma che la riforma operata nel 2010 è una riforma di sistema e non una semplice evoluzione del vecchio strumento. Le parole, probabilmente, non sono state scelte a caso nel senso che parlare di evoluzione avrebbe comportato l'immediato confronto con quanto previsto in tema di studi di settore dove, con costanti indicazioni di prassi, l'Agenzia ha ammesso la possibilità di far valere i risultati degli studi di settore evoluti. Però, è evidente come l'indicazione sia ancora più incisiva, nel senso che parlare di riforma del sistema rende chiaro come quello precedente non funzionasse secondo le finalità originarie, altrimenti non si sarebbe sentita la necessità di cambiarlo radicalmente.

Un esempio su tutti può essere formulato. Nella circolare, l'Agenzia, in modo del tutto condivisibile spiega che il contribuente come prova contraria potrà dimostrare che il suo investimento effettuato in un certo periodo di imposta deriva da un accumulo di risparmio anche precedente i quattro anni nei quali in modo automatico vengono considerati i disinvestimenti. È il riconoscimento del cosiddetto effetto salvadanaio e cioè la dimostrazione che il contribuente che ha accumulato una certa disponibilità in anni anche lontani (per esempio per la cessione di partecipazioni) possa sostenere le spese che vengono tracciate in anagrafe tributaria. È questo un elemento che, invece, nel vecchio redditometro viene non considerato da parte degli uffici che, di fatto, richiedono una dimostrazione in sulla correlazione tra capacità di spesa e risultanze statistiche che stimano la spesa. Un confronto che, prima di tutto, è tra termini non omogenei e che non trova riscontro nel precedente dato normativo.

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