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I tributaristi non sono collaboratori a progetto

del 27/07/2013
di: La Redazione
I tributaristi non sono collaboratori a progetto
Presunzione di rapporto di collaborazione coordinata e continuativa ai sensi della legge n. 92/2012 (riforma Fornero). I tributaristi non sono co.co.pro. Lo ha precisato il ministero del Lavoro a seguito della richiesta di chiarimento da parte di un tributarista qualificato Lapet ai sensi della legge 4/2013. La presunzione di cui al comma 1 dell'art. 26, legge n. 92/2012, come anche ribadito dalla circolare ministeriale n. 32 del 27/12/2012 del ministero del lavoro, non opera qualora la prestazione lavorativa sia svolta nell'esercizio di attività professionali per le quali l'ordinamento richiede l'iscrizione ad un ordine professionale, ovvero ad appositi registri, albi, ruoli o elenchi professionali qualificati e detta specifici requisiti e condizioni. Peraltro il dm del 20/12/2012 elenca chiaramente le attività professionali che non rientrano nell'applicazione del dettato normativo, ovvero quelle tenute e controllate da un'amministrazione pubblica. Pertanto ad avviso del ministero, si legge espressamente nella nota: l'assenza di uno specifico richiamo nel dm e le modalità della tenuta dei registri da parte del Mise ai sensi della legge n. 4/2013, in materia di professioni non regolamentate, inducono a ritenere che l'attività professionale indicata (Tributarista qualificato Lapet di cui alla legge 4/2013) non sia riconducibile alla deroga di cui all'art. 69 bis co. 3 del dlgs n. 276/2003. Tuttavia si deve ricordare non esclude il ricorso alla partita Iva per la professionalità in esame. Infatti, la presunzione di cui al comma 1 dello stesso articolo 69 è relativa, e non assoluta, e nulla esclude che in tale ipotesi venga concluso un genuino rapporto di lavoro autonomo a partita Iva se rispettoso di quanto previsto, in via alternativa, dal comma 2 dell'art. 69 bis, il quale esclude l'operatività della presunzione di cui al citato comma 1 quando ricorrono, contemporaneamente, i seguenti requisiti:

- il grado elevato delle competenze tecnico professionali;

- un reddito annuo da lavoro autonomo non inferiore a 1.25 volte al livello minimo imponibile ai fini del versamento dei contributi previdenziali di cui all'art. 1, co. 3, legge n. 233/90.

«L'ulteriore chiarimento del ministero, confermando il principio già espresso con la circolare n.32/2012 è perfettamente in linea con la nostra interpretazione. Pertanto, i committenti potranno tranquillamente continuare ad avvalersi della professionalità dei nostri tributaristi senza dover incorrere nei limiti previsti dalla legge Fornero», ha chiosato il presidente della Lapet Roberto Falcone.

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