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Il corrispettivo è superato dal valore normale

del 27/07/2013
di: di Duilio Liburdi
Il corrispettivo è superato dal valore normale
Il valore normale di un'operazione economica supera la logica del corrispettivo pattuito: è questo, in sintesi, il messaggio che emerge dalla pronuncia della Corte di cassazione con la quale i giudici di legittimità hanno avallato il comportamento dell'Agenzia delle entrate finalizzato a disconoscere la validità di operazioni nell'ambito di un gruppo nazionale. Non fondando la conclusione all'applicazione della normativa sui prezzi di trasferimento, formalmente applicabile soltanto nei rapporti tra Italia ed estero, ma giustificando la stessa sulla base di elementi che più volte sono stati richiamati negli accertamenti e in giurisprudenza, quali l'antieconomicità e l'abuso di diritto. Elementi che, nella sostanza, possono essere superati mediante la dimostrazione di valide ragioni economiche sottese al comportamento. La pronuncia della Cassazione n. 17955 del 24 luglio (si veda ItaliaOggi del 25 luglio) ripropone all'attenzione degli operatori il tema del cosiddetto transfer pricing interno, concetto caro all'amministrazione finanziaria. Si pensi alla circ. n. 53 del 1999 (richiamata nella pronuncia di legittimità) nella quale l'allora ministero delle finanze, pur affermando l'inapplicabilità delle norme in materia di transfer pricing, invitava gli uffici a valutare le politiche di prezzo praticate dai gruppi di società anche all'interno del territorio nazionale, al fine di intervenire mediante l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 9 del Tuir. Tale disposizione non consente da un punto di vista della formulazione letterale un intervento in rettifica da parte dell'amministrazione finanziaria superando completamente il concetto di corrispettivo. Infatti, laddove un'operazione sia regolata dall'esistenza di un corrispettivo, il semplice fatto che tale corrispettivo non appare corrispondere alla realtà comune non è elemento sufficiente per il disconoscimento in toto dell'operazione. Proprio in relazione alla normativa sui prezzi di trasferimento applicabile a livello internazionale in base al disposto dell'articolo 110 del Tuir, il legislatore ha utilizzato una formulazione normativa in virtù della quale è il valore normale della transazione che deve essere assunto in luogo del corrispettivo. A livello interno vale invece il contrario cosicché la «sostituzione» in sede di accertamento del corrispettivo con il valore normale deve essere supportata da ulteriori elementi che nella sentenza vengono elencati e rammentati. I giudici, in più passaggi della pronuncia richiamano il concetto di valore normale come clausola anti elusiva di carattere generale nonché l'evidenza di un comportamento anti economico ovvero, ancora, l'evidenza del concetto di abuso di diritto. Da un punto di vista tecnico, dunque, una sentenza articolata nella quale i giudici lasciano una sola via di uscita: la dimostrazione del concetto di valide ragioni economiche con riferimento alle operazioni effettuate infragruppo a livello nazionale. Nel caso di specie, avveniva il passaggio di beni da una società del Nord a una del Sud con l'applicazione di un ricarico decisamente ridotto rispetto alla media. In questo comportamento, dunque, è stato ravvisato un comportamento non economicamente vantaggioso e finalizzato, di fatto, allo spostamento di reddito imponibile in una zona ove la tassazione, per effetto di agevolazioni specifiche, era inferiore (l'anno oggetto di accertamento era il 1999). Ora, laddove il problema si limitasse al disconoscimento di agevolazioni particolari, è evidente che lo stesso potrebbe essere considerato come auto risolto, in virtù del fatto che disposizioni normative di vantaggio sono via via di fatto scomparse. Il principio di diritto espresso dai giudici della Cassazione appare però decisamente più «pesante», in quanto si afferma come per la valutazione ai fini fiscali delle manovre sui prezzi di trasferimento interni, che costituiscono il cosiddetto transfer pricing interno, va applicato un principio che ha valenza generale quale quello previsto dall'articolo 9 del Tuir, con conseguente sostituzione del corrispettivo con il concetto di valore di mercato. È evidente che un'applicazione rigorosa di questo principio potrebbe mettere in difficoltà le politiche di gruppo nel momento in cui le stesse, a volte, si orientano su scelte prospettiche connotate da valide ragioni economiche, ma che non sono immediatamente percepibili nella loro ampiezza. E, in questo, è del tutto condivisibile quanto espresso nell'ambito della delega fiscale laddove, con riferimento al concetto di abuso di diritto, si afferma che un elemento che potenzialmente sterilizza la contestazione è rappresentato proprio da una utilità prospettica di determinati comportamenti in termini, per esempio, di risparmi di costi o di incrementi di utili.
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