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Eliminato l'obbligo di tracciare gli accessi

del 27/07/2013
di: Antonio Ciccia
Eliminato l'obbligo di tracciare gli accessi
Liberalizzato il wi-fi. Il decreto del fare (n. 69/2013), nella sua ultima versione, licenziata ieri dalla camera, elimina l'obbligo di tracciare gli accessi, che aveva suscitato forti critiche soprattutto da parte del garante della privacy. Dopo la riscrittura, la norma prevede che l'offerta di accesso alla rete internet al pubblico, tramite tecnologia wi-fi, non necessiti dell'identificazione personale degli utilizzatori. È stato, quindi, eliminato l'obbligo di garantire la tracciabilità del collegamento attraverso l'assegnazione temporanea di un indirizzo IP e il mantenimento di un registro informatico dell'associazione temporanea dell'indirizzo al Mac address del terminale utilizzato per l'accesso alla rete internet. Come ha sottolineato il garante della privacy, nella sua segnalazione al parlamento del 9 luglio 2013, la schedatura avrebbe gravato su una platea considerevole di imprese e avrebbe reintrodotto obblighi di monitoraggio e registrazione dei dati che sono stati successivamente soppressi anche in ragione delle difficoltà e degli oneri legati alla loro applicazione. Insomma, per il garante, sarebbe stato meglio ripensarci e così è stato.

In questo modo, se un comune o un esercizio pubblico, come per esempio un ristorante, vuole offrire a cittadini, turisti e clienti il wi-fi libero, può farlo senza oneri burocratici o amministrativi.

C'è anche però chi mette in dubbio questo sistema, spiegando che identificare chi si connette e, quindi farlo volontariamente, osservando, gli adempimenti previsti dal codice della privacy, può essere utile per evitare coinvolgimenti in illeciti commessi da chi usa il wi-fi messo a disposizione.

La versione uscita dalla camera risolve anche l'impasse costituito dal vecchio secondo comma dell'art. 10, in base al quale, nella prima versione, la registrazione della traccia delle sessioni, se non associata all'identificazione degli utenti, non costituiva trattamento di dati personali.

Proprio su questa errata definizione si sono levate le obiezioni del garante. In un primo tempo, infatti, la camera aveva posto un rimedio che era peggiore del male in sé, scrivendo un emendamento per cui il trattamento dei dati personali necessari per garantire la tracciabilità del collegamento poteva essere effettuato senza consenso dell'interessato, previa informativa resa con le modalità semplificate e senza l'obbligo di notificazione del trattamento al garante.

L'ultima versione approvata da Montecitorio ha però eliminato questa previsione.

La nuova norma si occupa anche di semplificazione. È previsto, infatti, che quando l'offerta di accesso non costituisce l'attività commerciale prevalente del gestore del servizio, venga soppresso l'obbligo di ottenere l'autorizzazione generale. Di conseguenza, quindi viene soppressa la denuncia di inizio attività con il meccanismo del silenzio-assenso, prevista dall'art. 25 del codice delle comunicazioni elettroniche. Viene anche soppresso l'obbligo di ottenere la licenza del questore previsto dall'art. 7 dl 144/2005.

Peraltro, come sottolineano i lavori parlamentari, l'obbligo di ottenere una licenza dal questore appare essere venuto meno, a decorrere dal 31 dicembre 2011, per tutti i soggetti, gestori di pubblici esercizi o di circoli privati, che mettano a disposizione del pubblico apparecchi terminali per le comunicazioni telematiche, anche quando tale attività costituisca l'attività commerciale prevalente.

La disposizione potrebbe, quindi, determinare incertezze interpretative. In particolare si potrebbe porre il dubbio di una reintroduzione dell'obbligo di licenza per i gestori di pubblici esercizi e i circoli privati che svolgano come attività commerciale prevalente l'offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia wi-fi.

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