Consulenza o Preventivo Gratuito

Certificazione energetica senza competenze certe

del 26/07/2013
di: La Redazione
Certificazione energetica senza competenze certe
La certificazione energetica sarà pure (purtroppo) alla portata di tutti, ma continua a restare una prerogativa propria dei periti industriali. Quella che può sembrare un'inutile precisazione, diventa invece necessaria all'indomani della pubblicazione di un provvedimento in materia che rischia di creare confusione tra gli addetti ai lavori e tra i cittadini stessi. Si tratta del dpr che «disciplina i criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l'indipendenza degli esperti e degli organismi a cui affidare la certificazione energetica degli edifici» in vigore dallo scorso 12 luglio e contiene al suo interno diversi paradossi che rischiano di dar seguito a interpretazioni difformi sul territorio nazionale (e non sarebbe la prima volta). Poiché ora è ormai impossibile modificare una norma che non ha fatto altro che trasformare lo strumento per il risparmio energetico, cioè la certificazione legata alla diagnosi, in un mero adempimento formale e burocratico, si possono però limitarne i danni e evitare che gli addetti ai lavori si trovino in difficoltà. Per questo il Cnpi ha inviato ai singoli presidenti di regione, agli assessorati competenti e naturalmente ai presidenti di collegio di categoria una circolare esplicativa. Il primo passaggio da chiarire perché non esplicitato in questa norma (specificato nei decreti delegati precedenti, dm 19/02/07; dm 26/10/07) è che la figura del certificatore energetico corrisponde senza dubbio al profilo del perito industriale iscritto all'albo professionale nella specializzazione in edilizia, elettrotecnica, meccanica, termotecnica, e quelle affini, cioè costruzioni aeronautiche, fisica industriale, energia nucleare, metallurgia, industria navalmeccanica, industria metalmeccanica e telecomunicazioni. Non solo, perché va anche chiarito che tali soggetti sono abilitati alla certificazione senza alcun attestato di frequenza integrativo. Ma i punti oggetto di confusione non finiscono qui, perché nonostante i rilievi contenuti nel parere del consiglio di stato al fine di restringere l'estrema genericità delle specializzazioni, è evidente una scelta che appare totalmente casuale nei criteri a cui riferire i soggetti abilitati alla certificazione. Il punto è che il regolamento se da una parte restringe il campo d'azione solo a quei tecnici abilitati «all'esercizio della professione relativa alla progettazione di edifici e impianti asserviti agli edifici stessi», dall'altra la estende a molti altri professionisti che di progettazione di edifici e impianti non hanno niente a che vedere. Come, per esempio, i laureati in fisica, in matematica, oppure in scienze della natura o in modellistico matematico-fisica per l'ingegneria, posti senza differenza accanto ai periti industriali. Dunque un regolamento che ha deciso di togliere e di aggiungere competenze a suo piacimento, considerando la laurea e non la professione esercitata condizione necessaria per svolgere questa attività, scardinando nello stesso tempo, sistema ordinistico e logica delle classi di laurea. Insomma sembra quasi che il ministero con questo regolamento abbia quasi voluto inventarsi una nuova professione. Forse dimenticandosi che gli esperti in materia già ci sono e operano sul territorio con professionalità e competenza. Purtroppo per le numerose sviste ci saranno quindi certificatori esperti, cioè professionisti, iscritti agli albi e accanto soggetti improvvisati, abilitati dopo un semplice corso di formazione. La cosa ancora più grave è che il principio di fondo nulla ha a che vedere con l'analisi del comportamento energetico dell'edificio. A questo punto sarebbe stato più fruttuoso fare una semplice fotocopia delle bollette degli ultimi anni. Perché la certificazione energetica imposta in questo modo non è altro che fumo negli occhi.
vota