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Svolta decisiva sugli avvisi Inps

del 26/07/2013
di: La Redazione
Svolta decisiva sugli avvisi Inps
Sembra finalmente trovato il bandolo della matassa delle comunicazioni dell'Inps che hanno riguardato circa 12 mila liberi professionisti. L'intervista rilasciata ad Italia oggi da Antonello Crudo, direttore generale entrate contributive Inps, ha confermato l'errore da parte dell'Istituto nazionale per aver coinvolto circa 640 periti industriali, intimando loro l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata e il pagamento di un conto salato per presunti contributi non pagati per il 2007. Com'è potuto succedere?

L'Inps in realtà dal 2009 in poi, con i progetti Poseidone (1 e 2) ha inteso individuare quelle sacche di mancata contribuzione da parte di lavoratori che producono reddito ma che, come ha specificato dallo stesso Crudo, «omettono deliberatamente di dichiarare la contribuzione previdenziale in sede di denuncia». In questa rete di controlli, però, sono finiti ingiustamente anche i liberi professionisti regolarmente iscritti alla loro Cassa di previdenza, nei confronti dei quali l'lnps ha ammesso di aver sbagliato: sono letteralmente saltati «in modo casuale» alcuni passaggi di verifica con le posizioni nel Casellario centrale degli attivi, cioè l'archivio che raccoglie la storia previdenziale dei contribuenti italiani e comprende i dati anche delle Casse di previdenza private. Dunque, sono stati inviati «avvisi pazzi», ingiustificati, a periti industriali e altre categorie professionali.

Ma qui si apre un giallo. L'Inps ha informato le sedi territoriali dell'annullamento degli invii e anche gli stessi malcapitati destinatari, ma le informative sembra non stiano arrivando e le sedi territoriali, qualora coinvolte, a volte fanno resistenza ad annullare le indebite richieste di iscrizione e pagamento già spedite. L'Eppi, dunque, ripete che intende ed intenderà tutelare gli interessi dei suoi aderenti regolari e, davanti ad ogni ricorso che essi presenteranno, non esiterà a sostenere la bontà delle ragioni dei propri iscritti in tutte le sedi competenti. In concreto, ad oggi l'Eppi ha ribadito all'Inps lo stop agli invii di iscrizioni di ufficio e richieste di pagamento di contributi non dovuti senza che esse non siano state adeguatamente riscontrate col Casellario o, ancora meglio, con gli archivi dell'Ente di previdenza. Nel caso di invii erronei, ha sottolineato l'annullamento dell'atto e la sospensione dell'eventuale procedimento giudiziario aperto a causa della giusta contestazione del libero professionista.

Il direttore Crudo ha confermato l'annullamento degli atti, l'invio a breve all'Ente di previdenza della lista dei 640 periti industriali coinvolti, in modo che essi possano essere contattati e rassicurati sulla propria regolarità. La direzione centrale dell'Inps provvederà a verificare eventuali comportamenti delle sedi territoriali non in linea con le direttive emanate, laddove i liberi professionisti le segnaleranno direttamente al loro ente di previdenza. Insomma, ora si tratta di monitorare che l'impegno dell'Inps diventi fattivo e che le sollecitazioni cui è stato sottoposto si trasformino in atti concreti.

In questa fase, l'Eppi ha messo da parte la strada dell'azione di responsabilità nei riguardi dei funzionari dell'Inps per aver omesso o errato alcuni passaggi procedurali: in prima battuta, l'Istituto nazionale ha assicurato che l'evento non si ripeterà e, poi, per alcuni motivi tecnici. Infatti, il documento notificato ai liberi professionisti non è un titolo esecutivo e non produce immediatamente un danno: l'interessato può interrompere gli effetti con un ricorso amministrativo che non necessita di una assistenza professionale; in secondo luogo, l'obiettivo perseguito dall'Istituto nazionale è di primaria rilevanza, in quanto l'evasione contributiva previdenziale ha una importanza costituzionale, cosicché il «fastidio» eventualmente arrecato da una errata notificata di un provvedimento viene declassato in termini di tutela giudiziaria, annullando di fatto i presupposti per un danno all'immagine, come auspicato da alcuni iscritti. Senza considerare, in definitiva, che in alcuni casi l'errore dell'Inps è stato indotto dall'uso nella dichiarazione dei redditi di un codice Ateco riferibile ad attività generiche o comunque diverse da quella proprie del perito industriale. Insomma, in questo contenzioso va percorsa la strada del dialogo, che ad oggi sembra quella risolutiva.

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