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L'Agcm punta gli avvocati

del 26/07/2013
di: di Ignazio Marino
L'Agcm punta gli avvocati
L'Antitrust ha avviato un'istruttoria per verificare se il Consiglio nazionale forense ha messo in atto delle azioni finalizzate a limitare l'autonomia dei singoli avvocati nella determinazione dei compensi e nella ricerca di nuova clientela. Due i comportamenti sui quali l'Agcm ha puntato i riflettori: la pubblicazione sul sito www.consiglionazionaleforense.it del tariffario del 2004 abrogato nel 2006 e l'emanazione di un parere in base al quale l'utilizzo di siti internet che propongono ai consumatori associati sconti sulle prestazioni professionali configgerebbe con il divieto di accaparramento della clientela sancito dall'art. 19 del codice deontologico forense. L'istruttoria, non a caso, prende le mosse dalla segnalazione di una società che gestisce una piattaforma di promozione di servizi legali. L'istruttoria dovrà concludersi entro il 31 ottobre 2014. Continua così il braccio di ferro iniziato con le liberalizzazioni del 2006 fra gli avvocati, che da sempre rivendicano il ruolo di garanzia della fede pubblica, e l'Antitrust, che considera gli avvocati come tutti i professionisti semplicemente delle imprese.

Tariffe in chiaro. L'antitrust rileva che il Cnf ha pubblicato alla voce «Tariffe» sul proprio sito istituzionale il dm n. 127/04 e il dm n. 140/12, accompagnati dalla sopra richiamata circolare del 2006, in cui si afferma che, a prescindere dagli interventi di liberalizzazione del 2006, continua ad essere sanzionato deontologicamente il professionista che non rispetta i (livelli) minimi tariffari. Nella circolare si precisa infatti che il comportamento dell'avvocato che richiede un compenso inferiore al minimo tariffario può comunque essere sindacato ai sensi degli articoli 5 e 43, punto II del codice deontologico forense, in quanto «il compenso irrisorio, non adeguato, al di sotto della soglia ritenuta minima, lede la dignità dell'avvocato e si discosta dall'articolo 36 della Costituzione». A giudizio dell'Agcm il contenuto della circolare in materia appare, pertanto, idoneo a limitare non solo la portata liberalizzatrice del decreto Bersani, che esplicitamente aveva eliminato l'obbligatorietà delle tariffe fisse e minime, ma anche quella introdotta ad opera dell'art. 3 del decreto legge n. 138/11 e dell'art. 9 del decreto-legge n. 1/12, che hanno abrogato la tariffa professionale tout court.

Internet al bando. Rileva sempre l'Autorità che il Cnf, nel parere n. 48/12 reso a un ordine locale, ritiene che l'utilizzo da parte degli avvocati di siti internet, quale la piattaforma Amica Card, sia in conflitto con il divieto di accaparramento della clientela sancito dall'art. 19 del codice deontologico forense. Ciò in quanto il loro impiego comporterebbe, secondo il Cnf, lo svilimento della prestazione professionale da contratto d'opera intellettuale a questioni di puro prezzo e mera convenienza economica. A giudizio dell'Autorità presieduta da Giovanni Pitruzzella il parere in questione limita l'impiego da parte degli avvocati di un importante canale di distribuzione dei servizi professionali messo a disposizione dalle nuove tecnologie, potenzialmente in grado di raggiungere un ampio numero di consumatori sul territorio nazionale.

La reazione indignata del Cnf: «L'Antitrust sembra ignorare che dignità e decoro sono principi contenuti nella legge professionale e che il concetto di dignità è associato, nel dettato costituzionale, a quello della persona e del lavoro. Il Cnf ha sempre fornito al garante, con la massima trasparenza e immediatezza, ampia e documentata risposta, anche sulle stesse questioni oggi riproposte. Lo stesso farà in questa occasione».

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