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Con i medici il fisco sta giocando sporco

del 26/07/2013
di: Carmine Scavone Vice segretario nazionale Fimmg Eleonora Di Vona presidente nazionale UNGDCEC
Con i medici il fisco sta giocando sporco
Gent.mo Direttore,

faccio seguito agli articoli pubblicati sul vostro quotidiano di giovedì 18 e lunedì 22 luglio c.a., per testimoniare come l'analisi condotta nei riguardi della categoria dei medici di medicina generale sia parzialmente inesatta in quanto anche la nostra categoria versa nelle stesse condizioni dei colleghi odontoiatri e pediatri.

In qualità di vice-presidente della Federazione nazionale dei medici di medicina g (Fimmg), mi è doveroso segnalare l'iniquità derivante dalle risultanze degli Studi di settore applicati a una attività come la nostra svolta, al pari dei colleghi pediatri, per la quasi totalità, circa il 99%, in regime di convenzione con il Ssn.

Il comma 1 dell'art. 10 della legge n. 212 del 2000, meglio nota come Statuto del contribuente, imporrebbe all'Amministrazione finanziaria e ai contribuenti di improntare i loro rapporti nel rispetto dei principi della collaborazione e della buona fede.

Principi presenti solo sulla carta visto che, all'atto pratico, alcuna collaborazione è richiesta e la buona fede è assolutamente carente, se si considera che l'amministrazione finanziaria, in maniera pressoché arbitraria, ha modificato, per il periodo di imposta 2012, lo studio di settore WK10, con l'intento di rendere «non congrue» posizioni che, a parità di compensi, fino allo scorso anno erano perfettamente aderenti con il dettato normativo.

Se è vero, come evidenziato sul suo quotidiano, che per i MMG il volume dei ricavi per lo Studio di settore è rimasto pressoché identico allo scorso anno non altrettanto si può dire per i «magheggi» operati sul Modello WK10 che ha visto scomparire la casella Z01, attraverso la quale era possibile sterilizzare, dal totale dei compensi percepiti, la percentuale derivante dal Ssn. Una semplice modifica, dunque, che però ha sortito l'effetto,unico, di «obbligare» il Mmg a dichiarare un maggior reddito, circa il 9 o 10% in più, per poter risultare congruo: circostanza questa che ha «costretto» moltissimi colleghi a sottoscrivere liberatorie nei riguardi dei propri consulenti al fine di esonerarli da ogni responsabilità seguente il mancato adeguamento allo studio di settore.

Il punto focale della questione è se le imposte devono essere calcolate sull'effettivo reddito prodotto ovvero su quello presunto, frutto, cioè, dell'applicazione di algoritmi, più o meno complessi, predisposti dall'amministrazione finanziaria in funzione delle proprie esigenze di bilancio.

Ciò in quanto, nel primo caso, gli studi di settore risulterebbero inapplicabili alla nostra categoria sia perché i compensi corrisposti ai mmg sono certificati e attestati dal Ssn per la quasi loro totalità, circa 90%, sia perché la nostra attività di mmg è solo fiscalmente classificabile come lavoro autonomo essendo regolata, fin nei minimi dettagli, dal Ssn attraverso la Convenzione.

In nessun'altra attività professionale è data riscontrare una simile invadenza di un soggetto «terzo» che, attraverso la Convenzione, ne regola, solo per citarne alcuni aspetti: a) l'orario di lavoro – Art. 36, comma 5 ; b) la misura del corrispettivo – Art. 59; c) la costituzione e gestione della clientela – Artt. 39 e 19 della Convenzione Ssn. Al punto che sarebbe più giusto prevederne una ricollocazione fiscale fra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, di cui all'art. 50 del Tuir. Peraltro, se appena si consideri che per i Mmg i compensi sono «bloccati» in crescita (il medico non può assistere oltre 1.500 pazienti) la battaglia per cercare di corrispondere le imposte su quanto effettivamente percepito e incassato appare sacrosanta. Diverso è, invece, il discorso se gli Studi di settore devono rappresentare un espediente, a disposizione dell'Amministrazione finanziaria, per incrementare il gettito delle imposte senza il disagio, e l'impopolarità, di aumentare le corrispondenti aliquote Irpef.

Non si è ancora sopita l'eco della nostra battaglia sull'Irap, volta a ottenere l'esenzione dei nostri compensi dall'ambito applicativo dell'Irap in presenza di personale di segreteria e/o infermieristico che, subito, ci vediamo obbligati ad intraprendere un nuovo contenzioso per evitare di vedere il nostro potere d'acquisto eroso sempre di più da imposte e balzelli vari.

Si è arrivati al punto che, per far fronte a queste che noi riteniamo «profonde ingiustizie», la Fimmg si è vista costretta a istituire al proprio interno una apposita «Commissione Fisco», con l'intento di proporre soluzioni e/o di suggerire comportamenti adottabili da parte dei nostri colleghi per assisterli in questa battaglia infinita con l'Amministrazione finanziaria.

L'economia crolla, gli studi di settore crescono

Incomprensibile, risulta essere la presunzione di risultati in ascesa, richiesti da Gerico 2013, ai fini dell'adeguamento ai compensi puntuali delle categorie professionali., come ben evidenziato da ItaliaOggi.

Interpretando il comune sentire, l'Unione Nazionale è certa di suscitare condivisione in base ad una semplice considerazione ovvero, da un lato, le imprese registrano cali di fatturato, licenziamenti, ritardati pagamenti della P.A. e, quindi, si trovano in grandi difficoltà; dall'altro lato, le categorie professionali soffrono nella riscossione dei propri compensi, specie i dottori commercialisti che, essendo sempre a fianco all'impresa, sono i primi a percepire i segnali della crisi e a ritrovarsi incapsulati nella realtà dell'imprenditore in difficoltà.

L'indignazione dell'Ungdcec in relazione a tale anacronistica visione di compensi professionali in crescita, diventa delusione piena verso l'operato di coloro che sovraintendono alla elaborazione dello strumento, anche considerato che, l'avvenuta introduzione a partire dall'anno 2012 di una modulazione variabile delle ore dedicate all'attività, al fine di tener conto di tutti quei professionisti che si trovano nei primi anni di attività, aveva ricevuto il plauso dell'Unione Nazionale durante l'ultimo Congresso Nazionale, tenutosi ad Asti nello scorso mese di aprile, ed aveva fatto ben sperare nel senso di una graduale costruzione su misura degli studi di settore.

I fatti dimostrano oggi, invece, quanto mal riposto fosse quell'apprezzamento.

In un sistema Paese in cui ogni speranza viene negata dal modus operandi, i giovani dottori commercialisti non demordono e auspicano che, già in fase di selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo, l'amministrazione finanziaria discrimini, anche alla luce di queste nostre evidenze, con la necessaria saggezza e buon senso, i mancati adeguamenti evitando, se possibile, inutili contraddittori e ripetuti viaggi della speranza verso gli uffici competenti.

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