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Linea dura sul transfer pricing

del 25/07/2013
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Linea dura sul transfer pricing
Linea dura sulle operazioni infragruppo. È elusione fiscale applicare alla società controllata anche un rincaro minimo. In particolar modo se l'azienda che acquista è titolare di agevolazioni fiscali per il Mezzogiorno utili per ottenere un risparmio d'imposta. Segnando una nuova stretta sul transfer pricing domestico, ed estendendo i principi anche alle società italiane, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 17955 di ieri, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

In fondo alla dettagliata motivazione, la sezione tributaria mette nero su bianco il principio in base al quale per «la valutazione a fini fiscali delle manovre sui prezzi di trasferimento interni, costituenti il transfer pricing domestico, va applicato il principio, avente valore generale, che impone, quale criterio valutativo, il riferimento al normale valore di mercato per corrispettivi e altri proventi, presi in considerazione dal contribuente». Dunque, d'ora in poi, il fisco potrà colpire gli sconti normalmente praticati da alcune aziende del Nord alle controllate del Sud per godere delle agevolazioni. Per i Supremi giudici non ci sono ostacoli all'applicazione dei principi sull'abuso del diritto anche alle operazioni infragruppo fra società italiane. Da un lato per i principi antielusivi coniati nell'articolo 37-bis del dpr 600/1973, dall'altro per il generale principio dell'abuso del diritto che legittima il recupero a tassazione da parte del fisco ogni volta che l'operazione commerciale è giustificata soltanto dall'indebito risparmio d'imposta. Inoltre, si legge in un altro passaggio chiave della sentenza, vale sempre il principio cardine secondo cui, in presenza di un comportamento assolutamente contrario ai canoni dell'economia e privo di adeguata spiegazione, è legittimo l'accertamento del fisco.

La vicenda riguarda due società residenti in Italia. Quella di Milano, una spa di informatica, aveva ceduto dei beni alla controllata del sud con un ricarico pari al 4% invece di quello comunemente applicato del 10,09%. Per questo l'ufficio aveva contestato l'elusione fiscale recuperando a tassazione le maggiori imposte. La società aveva impugnato l'atto impositivo di fronte alla Ctp di Milano ottenendo l'annullamento, poi nuovamente confermato in Ctr. Ora la sezione tributaria del Palazzaccio ha ribaltato le sorti della vicenda riaprendo il caso. I supremi giudici hanno, infatti, accolto tutti i motivi di ricorso presentati dall'Agenzia delle entrate sdoganando un nuovo strumento di accertamento fiscale, il transfer pricing domestico. Anche la pProcura generale del Palazzaccio ha chiesto al Collegio di legittimità di accogliere il ricorso dell'amministrazione.

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