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Privacy, accessi blindati alle intercettazioni

del 25/07/2013
di: di Antonio Ciccia
Privacy, accessi blindati alle intercettazioni
Le procure hanno un anno e mezzo di tempo per mettere sotto chiave le intercettazioni. Il Garante della privacy ha dettato le misure da realizzare per evitare ascolti non autorizzati o che i tabulati prendano strade incontrollate.

Ecco i dettagli del provvedimento (in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), inviato anche al ministero della giustizia, che deve preoccuparsi di finanziare l'esecuzione del piano.

Le misure prescritte dal Garante riguardano sia i Centri intercettazioni telecomunicazioni (Cit), situati presso ogni procura della repubblica, sia gli uffici di polizia giudiziaria delegata all'attività di intercettazione.

Sicurezza fisica. Deve essere controllato l'accesso alle sale d'ascolto delle procure, nei locali dove vengono custoditi i server per la registrazione dei flussi telefonici o telematici intercettati e in quelli in cui sono installati i terminali per la ricezione di questi flussi. I locali devono essere videosorvegliati con impianti a circuito chiuso.

Gli strumenti da attivare sono: badge individuali nominativi associati a un codice numerico o dispositivi biometrici. Gli accessi dovranno comunque essere tracciati. Il personale tecnico adibito a manutenzione o a interventi tecnici deve essere previamente autorizzato dalla procura e avrà accesso solo a dati, informazioni e documenti strettamente necessari agli interventi di manutenzione.

Sicurezza informatica. Accesso ai sistemi e ai server utilizzati nelle attività di intercettazione solo da postazioni abilitate, connesse a reti protette con firewall, e solo da operatori autenticati tramite procedure rafforzate.

Tutte le operazioni (ascolto, consultazione, registrazione, duplicazione e archiviazione delle informazioni, trascrizione delle intercettazioni, manutenzione dei sistemi, distruzione delle registrazioni e dei supporti) dovranno essere annotate in registri informatici con tecniche che ne assicurino la inalterabilità.

Devono essere considerate eccezionali la masterizzazione e l'eventuale duplicazione delle intercettazioni. Le registrazioni trasferite su cd o altri supporti rimovibili dovranno essere crittografati. Inoltre i contenitori o i plichi utilizzati per il trasporto dei supporti non dovranno portare indicazioni che consentano ad estranei di individuare l'oggetto dell'intercettazione.

Solo la polizia giudiziaria, poi, può trasmettere all'autorità giudiziaria i supporti e le trascrizioni del contenuto delle intercettazioni.

Le tracce foniche, le altre informazioni acquisite e le eventuali copie di sicurezza (backup) dovranno essere conservate in forma cifrata. E ci vuole la crittografia a tutela di ogni estrazione di dati. L'obbligo di cifratura sussiste anche per lo scambio di dati tra autorità giudiziaria e gestori di servizi internet e per la trasmissione delle comunicazioni telematiche intercettate (flussi di indirizzi Ip, posta elettronica) dal punto di estrazione dalla rete del gestore fino agli apparati riceventi.

Le prescrizioni del Garante valgono anche per gli uffici di polizia giudiziaria in caso di ricorso alla remotizzazione e cioè al reindirizzamento dei flussi delle comunicazioni oggetto di intercettazione dai centri presso le procure. Infine i collegamenti tra le procure e gli uffici di polizia giudiziaria dovranno essere realizzati con sistemi protetti.

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