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Fisco: big del web defilati

del 23/07/2013
di: di Tancredi Cerne
Fisco: big del web defilati
Poche briciole di tasse versate in Italia dai colossi del web. Alla fine del 2012, la succursale italiana del portale di vendite online, Amazon, ha pagato all'erario appena 950 mila euro, mentre il social network più famoso al mondo, Facebook, si è fermato ad appena 132 mila euro. E questo, grazie all'utilizzo di strutture societarie articolate che consentono di spostare il fatturato in paesi a bassa tassazione (Irlanda, nel caso di Facebook e Lussemburgo per Amazon) sottraendo quote di imponibile al fisco italiano. I 18,4 milioni di ricavi di Amazon Italia Logistica e i 7,4 milioni di Amazon Italia Services, le due controllate della lussemburghese Amazon Eu Sarl, riguardano, infatti, «prestazioni di servizi resi con riferimento al contratto in essere nei confronti del socio unico», si legge nel bilancio della società. Stessa storia anche per Facebook che alla voce «ricavi da vendite e prestazioni», pari a 3,1 milioni, fa riferimento solamente ai servizi prestati dalla società, a fronte di rapporti contrattuali in essere con Facebook Ltd - Ireland per la promozione di servizi nel mercato italiano. Situazione molto simile a quella evidenziata nei giorni scorsi nei confronti di Google. Il colosso di Mountain View aveva ammesso di aver versato in Italia appena 1,8 milioni di tasse per l'esercizio fiscale 2012 a fronte di un fatturato di Google Italy pari a 52 milioni di euro e un utile di 2,5 milioni. Valori rappresentati quasi esclusivamente da servizi prestati alla filiale irlandese Google Ireland, vera macchina da soldi che incassa i ricavi pubblicitari. Per far fronte a questa emergenza il G20 di Mosca ha approvato un piano d'azione dell'Ocse che mira a mettere la parola fine, entro un termine di due anni, alle pratiche elusive se perpetrate dalle multinazionali. Nel frattempo, molti paesi hanno deciso di muoversi in ordine sparso. La Guardia di finanza italiana ha avviato di recente una verifica straordinaria sulla filiale italiana di Google, mentre l'Agenzia delle entrate si è messa al lavoro sull'esito di una precedente ispezione delle Fiamme Gialle, da cui era emerso che, tra il 2002 e il 2006, Google Italy aveva registrato redditi non dichiarati per circa 240 milioni (con un risparmio di 70 milioni di tasse) e Iva non pagata per 96 milioni di euro. Stessa situazione anche in Francia dove le stime dell'esecutivo parlano di un giro d'affari realizzato da Google nel 2011 compreso tra 1,25 e 1,4 miliardi di euro a fronte di poco più di 5 milioni di euro di tasse pagate. Ma è stato il Regno Unito a muoversi con maggiore determinazione: la commissione della Camera dei comuni che si occupa di evasione fiscale ha accusato la multinazionale di aver frodato il Fisco, pagando in Irlanda imposte dovute alla Gran Bretagna. A fronte di 18 miliardi di ricavi realizzati nel paese tra il 2006 e il 2011, la società avrebbe pagato tasse per appena 16 milioni.
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